In 10 anni se ne sono perse circa 400. Il calo nonostante l’aumento delle vetture in circolazione: Cosenza, Vibo e Reggio tra le province italiane con il maggior numero di auto ogni mille abitanti. I numeri della Cgia di Mestre
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L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: sono 700 ogni mille abitanti. Il parco auto nazionale è cresciuto superando quota 41 milioni e 300mila mezzi, 4 milioni e 200mila in più dal 2014 (11,5% in più), e 1 vettura su 4 ha più di venti anni.
Aumentano le vetture in circolazione ma diminuisce il numero di autoriparatori: 8mila e 400 in meno in 10 anni. In Calabria sono 3.028, 377 in meno rispetto al 2014 (-11.1%).
L’innovazione batte le competenze tradizionali. È l’altra faccia della crisi del mercato dell’auto che in Italia colpisce le imprese artigiane.
Per l’ufficio studi della Cgia di Mestre il calo è dovuto ad una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto. Non si tratta solo di una crisi temporanea, sostiene l’associazione degli artigiani, ma di una trasformazione strutturale.
Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria sono tra le province italiane con il maggior numero di autovetture ogni mille abitanti ma in 10 anni il numero di autoriparatori è diminuito dell’11,1%. Numeri in linea con l’andamento nazionale.
Il parco auto calabrese conta 1.376.514 vetture, 161.342 in più rispetto al 2014 (+13,3%). In provincia di Cosenza circolano 770 auto ogni 1000 abitanti, in provincia di Vibo Valentia 769, in provincia di Reggio Calabria 751, in provincia di Catanzaro 730 e in provincia di Crotone 702. Le prime tre sono in vetta alla classifica nazionale, guidata da Firenze con 877 auto ogni mille abitanti, e tutte e cinque sono al di sopra della media nazionale. Crotone risulta in controtendenza con un aumento dell’1,2% delle officine.
In provincia di Catanzaro nel 2014 le aziende del settore erano 663, nel 2024 ne risultano 557, 106 in meno (-16%). In provincia di Cosenza erano 1.311 e sono diventate 1.137, 174 in meno (-13,3%). In provincia di Vibo Valentia era 247, sono diventate 219, 28 in meno (-11,3%). In provincia di Reggio Calabria erano 928, sono diventate 856, 72 in meno (-7,8%). In provincia di Crotone, infine, erano 256, sono diventate 259, 3 in più (+1,2%).
Le ragioni della crisi
Carrozzieri, meccanici, gommisti, elettrauto e rivenditori di pezzi di ricambio si trovano a dover affrontare costi di gestione delle attività sempre più alti: affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono spese continue. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti. Spietata la concorrenza dei rivenditori e delle concessionarie, che offrono estensione di garanzie e pacchetti di riparazioni a rinnovo annuale, a cui si affianca il boom degli acquisti online di pezzi di ricambio. Il piccolo autoriparatore indipendente fatica a competere sul prezzo e sulla percezione di affidabilità, soprattutto con auto ancora in garanzia.
Un altro fattore decisivo è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne. Elettronica, centraline, sensori ADAS2, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumentazione molto costosa e formazione continua. Non basta più l’esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche avanzate. Per molte officine investire decine di migliaia di euro in hardware, software e aggiornamento del personale non è sostenibile, quindi scelgono di chiudere. Infine il tasto dolente del ricambio generazionale: sempre meno giovani si mostrano interessati al lavoro in officina.



