MPS lancia la doppia Offerta pubblica di scambio su Banco BPM e Banca Generali per respingere l’assalto di Intesa Sanpaolo.

Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera a maggioranza al piano dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio.

La contromossa è strutturata per rispondere e neutralizzare l’Offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Ca’de Sass su Siena.

Il piano prevede la promozione di due distinte e separate offerte pubbliche di scambio volontarie nei confronti di Banco BPM e Banca Generali.

L’operazione, però, parte già in salita. Oltre a dover superare lo scetticismo del mercato e le complessità geopolitiche dei soci coinvolti, Lovaglio deve fare i conti con una profonda frattura interna al board di MPS, culminata con l'astensione di ben quattro consiglieri indipendenti di minoranza al momento del voto.

La super-cedola da 4 miliardi

Per tentare di convincere una platea frammentata di soci e vincere le resistenze dei mercati, l'amministratore delegato ha messo sul piatto un dividendo straordinario dal valore complessivo di 4 miliardi di euro destinato agli attuali azionisti del Monte.

Un miliardo in contanti e tre miliardi in azioni di Assicurazioni Generali.

Questi 3 miliardi di titoli della compagnia di Trieste corrispondono a circa il 4,5% del capitale di Generali. Si tratta di una quota significativa del più ampio pacchetto del 13% di Generali ereditato da MPS tramite Mediobanca. Una partecipazione che, alle quotazioni correnti di Borsa, ha un valore complessivo stimato in circa 8,46 miliardi di euro. Con questa mossa, Lovaglio offre ai soci di Siena circa il 35% del valore totale di tale partecipazione storica, avviando, come previsto dagli analisti mesi fa, un graduale disimpegno dell'istituto toscano da Trieste.

L’operazione è subordinata a un passaggio obbligato: l’approvazione da parte dell’assemblea straordinaria di MPS convocata per il 29 ottobre. Trovandosi in regime di passivity rule, la banca non può compiere atti di disturbo difensivo senza il preventivo via libera dei propri soci, lasciando l'ultima parola sovrana al mercato e ai grandi azionisti.

Intesa Sanpaolo potrebbe sfruttare questa vulnerabilità chiedendo l’intervento della Consob.

La spaccatura nel board

Se la strategia finanziaria punta a sedurre il mercato, il fronte interno della governance senese si rivela invece un terreno minato. Il via libera del consiglio di amministrazione è arrivato a maggioranza, e al voto ha registrato l’astensione di quattro dei cinque consiglieri di minoranza: risultato finale 9 a 4 a sostegno della doppia Ops.

Secondo quanto filtrato da ambienti finanziari i quattro membri del board che si sono astenuti hanno lamentato di non essere stati adeguatamente informati sui pilastri cruciali dell’offerta su Banco BPM e Banca Generali.

Avrebbero in particolare evidenziato l’assenza di analisi approfondite sulle complessità operative legate all’integrazione simultanea di due realtà diverse come Banco BPM e Banca Generali, in particolare in un contesto di mercato dove è già in corso un delicato processo di integrazione con Mediobanca.

Avrebbero inoltre sollevato dubbi sia sugli scenari alternativi nel caso in cui l'operazione fallisse, sia sui rischi legati alla stesura del piano industriale della entità bancaria combinata che uscirebbe dall’operazione di acquisizione.

Il Piano Lovaglio

Il gruppo aggregato tra Mps, Banco Bpm e Banca Generali "avrebbe una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 80 miliardi di euro, posizionandosi tra le prime dieci banche europee e al secondo posto in Italia per crediti alla clientela e rete di sportelli”, oltre 2.700.

Stiamo creando quindi un gruppo italiano più forte, di rilevanza europea, radicato nell'economia nazionale e pronto a competere in un settore in continua evoluzione". Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa lo ha detto il ceo di Mps, Luigi Lovaglio in conference call con gli analisti.

Le due offerte pubbliche di scambio volontarie lanciate da MPS sono interamente in azioni ordinarie e valgono complessivamente circa 34 miliardi di euro. Quella sul BPM, si legge in una nota di Monte dei Paschi, avrà un controvalore di circa 25,3 miliardi e quella su Banca Generali di circa 8,72 miliardi.

Le operazioni con Banco Bpm e Banca Generali genereranno sinergie prima delle tasse a regime per circa 2,6 miliardi di euro annui, di cui circa euro 0,8 miliardi dall'integrazione di Mediobanca.

Lo scoglio del mercato e la mappa dei grandi soci

La partita decisiva si giocherà il 29 ottobre in assemblea. Lovaglio dovrà convincere una platea di soci molto diversificata, i cui orientamenti restano al momento coperti dal massimo riserbo. Tra i principali azionisti che detengono le chiavi del Monte figurano Delfin (17,5%), Gruppo Caltagirone (13,5%), Ministero dell'Economia e delle Finanze (4,9%), Banco BPM (3,7%), Blackrock (4,6%) e Barclays, che ha recentemente incrementato la propria quota superando la soglia del 5%.

Al momento, sia Delfin sia il gruppo Caltagirone non hanno rilasciato commenti ufficiali, riservandosi di esaminare i dettagli dell'operazione nelle prossime ore.

Silenzio anche da parte di Bpm e Banca Generali, che riunirà però domani il suo cda.

Diversi analisti e osservatori finanziari rimarcano come la scalata di Lovaglio si preannunci estremamente complessa, non solo per le modalità strutturali, ma anche per lo spessore e la natura degli interlocutori sul mercato. Primo fra tutti il Credit Agricole, che rappresenta il primo azionista di Banco BPM e che difficilmente assisterà passivamente a un tentativo di acquisizione della banca di Piazza Meda.

Il Governo difende l'identità di Siena e teme lo "spezzatino"

Il risiko bancario assume inevitabilmente una forte connotazione politica, con il Governo italiano che segue da vicino l'evolversi della situazione. Il segnale più netto è arrivato dal leader della Lega, Matteo Salvini, che si è schierato apertamente in difesa dell'autonomia e del brand di MPS. Salvini ha rivendicato con orgoglio il ruolo del partito e del Governo nel salvataggio dell'istituto toscano ("uno dei primi atti del nuovo Governo"), definendo il ritorno della banca al centro della scena economica come "un successo di cui andare fieri" e chiedendo massimo rispetto per la storia, l'autonomia e i dipendenti di una delle banche più antiche del mondo.

La linea di Salvini trova una forte sponda non solo all'interno del centrodestra, ma anche nel Partito Democratico toscano, da sempre legato allo storico istituto di credito. A livello locale, la Regione Toscana, il Comune e la Provincia di Siena si muovono compatti nel chiedere la salvaguardia del ruolo e del radicamento territoriale di MPS.

Dall'altro lato, la premier Giorgia Meloni ha mantenuto una posizione formalmente più cauta, dichiarando che il Governo "non è parte attiva nelle dinamiche di mercato". Tuttavia, la presidente del Consiglio ha auspicato la nascita di un sistema bancario più solido, concorrenziale e a beneficio delle famiglie, ricordando al contempo l'impegno dell'esecutivo nel risanamento di MPS. Meloni ha espresso chiaramente il desiderio che l'istituto toscano "non finisca smembrato, perdendo il proprio nome e la propria identità".

Appare dunque chiaro che vi sia un ampio fronte di opposizione al piano di acquisizione di Intesa che non vede per nulla di buon occhio la scomparsa di “Siena” dal marchio Monte dei Paschi come pure il trasferimento forzato degli sportelli a Unipol.

No allo spacchettamento

Questa dichiarazione rappresenta una critica implicita al piano originario di Intesa Sanpaolo. L'offerta del colosso del credito guidato da Carlo Messina prevede infatti la riorganizzazione del Monte dei Paschi e la partizione del suo capitale strutturale oltre che finanziario.

Vi sarebbe la cessione di circa la metà delle filiali senesi al gruppo Unipol, che le girerebbe successivamente a BPER (controllata da Unipol stessa) per dare vita a una nuova entità denominata "Banca Monte Paschi", eliminando di fatto il termine "Siena" dal logo.

In più sarebbe scontata l'incorporazione della restante metà degli sportelli direttamente all'interno della rete di Intesa Sanpaolo.

La reazione di Piazza Affari

L'annuncio della doppia OPS ha immediatamente acceso gli scambi sui mercati finanziari, con un andamento differenziato per i vari titoli coinvolti nell'operazione.

Nel corso della seduta borsistica, le reazioni a caldo hanno visto correre i bersagli delle offerte di Lovaglio, con Banco BPM in rialzo dell'1,6% e Banca Generali in crescita dell'1,4%. Al momento della chiusura dei mercati, i titoli hanno consolidato posizioni positive, con Banca Generali a +1,2% e Banco BPM a +0,6%.

Intesa Sanpaolo ha chiuso la giornata in territorio positivo (+0,4%) sia nelle fasi intermedie che alla chiusura. Al contrario, si è registrato uno scivolone per Unipol, che ha ceduto il 2,9%, penalizzata dai timori del mercato sulle complessità e le implicazioni dello scenario di integrazione degli sportelli. Assicurazioni Generali ha vissuto una seduta sostanzialmente piatta, oscillando tra un +0,2% durante la giornata di contrattazioni e un -0,07% in chiusura. Il titolo di MPS ha registrato una chiusura debole a -0,3% (dopo aver toccato un -0,4% durante la giornata), a dimostrazione dell'atteggiamento prudente degli investitori di fronte a una battaglia finanziaria e politica che promette di essere lunga e dai contorni ancora tutti da definire da qui al fatidico voto del 29 ottobre.