La Calabria è ultima in Italia per puntualità nei pagamenti tra imprese private. Nel secondo trimestre dell’anno, infatti, appena il 26,7% delle aziende calabresi ha saldato i propri fornitori entro i termini previsti dal contratto. Un dato decisamente inferiore alla media nazionale, ferma al 42%, e che colloca la regione in fondo alla graduatoria.

A precedere la Calabria nella parte bassa della classifica sono la Sicilia, con il 27,2% di pagamenti puntuali, e la Toscana, con il 29,2%. All'estremo opposto si trovano invece Lombardia (51,6%), Emilia-Romagna (51,2%) e Veneto (51%).

A fotografare la situazione sono gli ultimi dati elaborati da Cribis, rilanciati dalla CGIA, che evidenziano una difficoltà particolarmente significativa per le imprese più piccole, spesso costrette a fare i conti con tempi di incasso sempre più lunghi.

Catanzaro tra le province peggiori d’Italia

Il quadro diventa ancora più critico guardando alle singole province. Catanzaro figura infatti tra le quattro province italiane con le peggiori abitudini di pagamento, insieme a Trapani, Caltanissetta e Siracusa.

Per le imprese, soprattutto quelle di dimensioni ridotte, il rispetto delle scadenze rappresenta infatti un elemento fondamentale per mantenere l'equilibrio finanziario. Ritardi negli incassi possono costringere gli imprenditori a ricorrere al credito bancario o ad altri strumenti finanziari per coprire il periodo tra il sostenimento dei costi e l'effettivo pagamento delle fatture.

A livello nazionale la situazione non è particolarmente rassicurante: nel secondo trimestre dell’anno i pagamenti puntuali tra aziende private sono scesi al 42%, con una diminuzione di due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025.

La puntualità varia inoltre sensibilmente in base alle dimensioni dell'impresa. A rispettare maggiormente le scadenze sono le microaziende, puntuali nel 42,7% dei casi, seguite dalle piccole imprese con il 41,8%. La percentuale scende al 35,7% tra le medie imprese e crolla al 21% nel caso delle grandi aziende.

Calabria lontana dalle regioni più virtuose

Il divario è particolarmente evidente se si confronta la Calabria con le regioni che occupano le prime posizioni della graduatoria.

In Lombardia i pagamenti puntuali raggiungono il 51,6%, mentre l'Emilia-Romagna si attesta al 51,2% e il Veneto al 51%. Seguono le Marche, con il 49,7%, e il Trentino-Alto Adige, con il 44,3%.

La Calabria, con il suo 26,7%, si trova quindi a oltre 24 punti percentuali dalla Lombardia, la regione più virtuosa secondo i dati Cribis.

Secondo la CGIA, dietro i ritardi si nasconde anche un problema di potere contrattuale. Le grandi aziende, forti di una posizione negoziale più solida, possono utilizzare i tempi di pagamento come una forma di finanziamento a costo zero, trasferendo di fatto il peso finanziario sui fornitori più piccoli.

Una dinamica che può costringere le imprese a ricorrere ad anticipi bancari o al factoring per coprire il periodo tra il sostenimento dei costi e l'effettivo incasso delle fatture.

Il fenomeno riguarda in particolare alcuni comparti. Tra i settori che presentano le peggiori abitudini di pagamento figurano le costruzioni, la grande distribuzione, bar e ristoranti e i servizi alla persona.

La Pubblica amministrazione paga più velocemente

Sul fronte della Pubblica amministrazione il quadro appare, almeno in parte, diverso. Negli ultimi anni la PA ha infatti ridotto i tempi medi necessari per saldare le fatture dei propri fornitori.

Nel 2025 il tempo medio di pagamento è sceso a 27,2 giorni, contro i 29,9 giorni del 2024. Un miglioramento favorito anche dagli obiettivi fissati dall'Unione europea nell'ambito del Next Generation EU.

Ma dietro questo dato positivo si nasconde un paradosso: la Pubblica amministrazione paga più rapidamente, ma il suo debito commerciale continua a crescere.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2025 lo stock dei debiti commerciali correnti della PA italiana ha raggiunto 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. Si tratta del dato peggiore tra i 27 Paesi dell'Unione europea.

Il paradosso dei 64 miliardi

A spiegare la contraddizione tra tempi medi di pagamento in diminuzione e debito in aumento è la dinamica degli importi complessivi.

Nel 2025 l'Amministrazione statale ha emesso 3.673 fatture, di cui ne ha pagate 3.034, pari all'82% del totale. Ma sul piano finanziario il risultato è stato diverso: a fronte di 27,8 miliardi di euro dovuti ai fornitori, ne sono stati saldati 21,1 miliardi.

Circa un quarto degli importi è quindi rimasto da pagare, facendo crescere di 6,7 miliardi di euro in un solo anno il debito commerciale.

Il meccanismo è quindi apparentemente contraddittorio ma semplice: la PA riesce a pagare più velocemente le fatture correnti, ma non riesce a saldarle tutte. Quelle rimaste inevase si sommano agli arretrati degli anni precedenti e contribuiscono ad aumentare lo stock complessivo.

In altre parole, si paga più rapidamente, ma non abbastanza da ridurre il debito accumulato.

La fotografia che emerge è dunque quella di un sistema nel quale i tempi medi migliorano, ma la massa complessiva dei debiti continua ad accumularsi.