Corsa contro il tempo per incassare la maxi-rata da 28,4 miliardi. Per ottenere l’ultimo assegno l’Italia dovrà raggiungere tutti gli obiettivi del Piano entro agosto.

L’ultima ricognizione della cabina di regia sul Pnrr dice che Italia ha speso 120 miliardi di euro, centrando 70 obiettivi su 159, e ha già incassato 166 miliardi su 194 miliardi stanziati dall’Ue, l’86% del finanziamento totale. Il nostro Paese ha ricevuto la nona rata da 12,8 miliardi per i 416 obiettivi raggiunti su 527 questa primavera e si prepara a richiedere il decimo assegno da 28,4 miliardi.

Oggi chiude ufficialmente il Piano nazionale di ripresa e resilienza ma la partita è tutt’altro che conclusa. Entro il 31 agosto, termine fissato dalla Commissione europea per la presentazione dell’ultima richiesta di pagamento, dovranno essere infatti completati altri 159 obiettivi, indispensabili per ottenere l’ultima maxi-rata del finanziamento.

Al ReGiS, la piattaforma unica di raccolta dei dati, risultano conclusi poco meno di 60mila dei 122.079 progetti finanziati. Nei giorni scorsi la Corte dei conti aveva segnalato «criticità» sulla «gestione degli investimenti per l’assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione». A questo si aggiungono «ritardi attuativi e operativi» con «divari territoriali, che riguardano soprattutto il Mezzogiorno». Nel Sud e nelle Isole è indirizzato oltre il 43% delle risorse.

I progetti in ritardo

Secondo l'Osservatorio Pnrr dell'Ance, il valore dei progetti in maggiore difficoltà oscilla fra 12 e 15 miliardi. L'impatto finanziario immediato si collocherebbe tra 5 e 9 miliardi. Riguardano infrastrutture ferroviarie e stradali, sanità ed edilizia scolastica. Circa il 45% dei progetti in ritardo, avverte l’associazione dei costruttori, si concentra nel Mezzogiorno. Più in generale, e senza distinzione geografica, gli attuatori più in difficoltà sono i piccoli Comuni. Le risorse del Pnrr possono essere definanziate nel momento in cui non si centrano gli obiettivi dichiarati. L'Italia ha chiesto otto revisioni del Piano in 5 anni, proprio per rimodulare gli investimenti e scongiurare questo rischio.

I finanziamenti alla sanità

I progetti relativi alla sanità viaggiano a rilento. I ritardi ed i divari che secondo la Corte rendono disomogeneo il quadro degli investimenti riguardano le Case e gli Ospedali di comunità. Secondo la Corte dei conti lo stato di realizzazione degli interventi previsti nell'ambito del Pnrr «evidenziano uno stato di avanzamento inferiore» nelle regioni del Mezzogiorno.

Le infrastrutture ferroviarie e stradali

Mancano ancora all’appello circa 12 miliardi di investimenti destinati alle infrastrutture ferroviarie, stradali, portuali e aeroportuali. Molte delle voci in elenco nel ReGiS risultano ferme al palo o con stati di avanzamento di poco superiori allo zero.

La magistratura contabile ha evidenziato che esiste una «distanza tra avanzamento amministrativo, completamento fisico e reale capacità di trasformare le risorse in opere, servizi e benefici effettivi per i territori». Tra le diverse aree del Paese, sostiene ancora la Corte, le differenze sono molto evidenti sia nell’attuazione sia nella dinamica della spesa.

I progetti realizzati

Alcune regioni registrano percentuali di progetti completati superiori al 60%. La Valle d’Aosta è in testa, seguita dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Molise e dalla Sardegna. Sul fronte opposto nelle aree in ritardo non arrivano al 40%. La Sicilia risulta al momento ultima. In posizione molto arretrata anche Puglia, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Lazio, Umbria, Calabria, Emilia-Romagna e Campania.

Il dopo Pnrr, l’avvertimento della Corte dei conti

Per il dopo ci vorrà ancora tempo. La Corte dei conti ha più volte evidenziato la necessità di programmare, ai diversi livelli, successivamente alla chiusura dei cantieri, un piano di gestione specifico delle opere realizzate. La magistratura contabile ha segnalato il rischio che limiti di ordine amministrativo ed organizzativo potrebbero vanificare gli investimenti fatti.

Quali benefici porterà il Pnrr?

L'Italia ha puntato su progetti di modernizzazione in tutti i settori strategici, dal lavoro alla sanità. Contribuiranno al futuro socio-economico del Paese se saranno ben utilizzati. Dei 194,4 miliardi destinati all’Italia, 71,8 sono a fondo perduto e 122,6 miliardi sono prestiti a tasso agevolato che dovranno essere restituiti in trent’anni. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio negli ultimi anni l’economia generata dal Pnrr ha contribuito a far crescere il Pil dell’1,8%. Circa 35/38 miliardi di ricchezza aggiuntiva, con un contributo annuo di circa lo 0,5%. Dal 2027, venendo meno i fondi europei, questo effetto si ridurrà all'1,1%. Se invece infrastrutture, progetti territoriali e riforme riusciranno ad aumentare la produttività e ad attrarre capitali, lo stimolo all’economia diventerà strutturale: l'Upb stima in questo caso un incremento del Pil fino al +2,6% nel 2030.