Il 45,3% si trova in una gravissima condizione di disagio economico e sociale. In molti non riescono a fare la spesa e a pagare il fitto di casa. Il report Istat
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La Calabria mantiene ben saldo l’ultimo posto della classifica Istat delle regioni a maggiore rischio di povertà o di esclusione sociale. In linea con il dato nazionale si registra però un lieve miglioramento: nel 2024 toccava il 48,8% della popolazione mentre nel 2025 scende al 45,3%.
La Calabria precede la Sicilia, penultima con il 44%, in aggravamento rispetto al dato del 2024 quando il tasso di rischio di povertà era al 40%. Terzultima la Campania, al 41,2%, pure in miglioramento rispetto al 2024 quando il suo tasso di rischio era al 43,5%. La media nazionale, riporta sempre Istat, si attesta al 22,6% quindi la nostra regione ha un distacco di 18,6 punti.
Su 1 milione e 832mila abitanti, 829.896 si trovano dunque in una gravissima condizione di disagio economico e sociale.
La percentuale analizzata dall’Istituto di statistica rappresenta chi rientra in una o più tra tre categorie di riferimento: coloro i quali si trovano a rischio di povertà, coloro i quali si trovano in grave deprivazione materiale o sociale, coloro i quali si trovano in una condizione di bassa intensità lavorativa. I calabresi a rischio di povertà sono il 32,8%, 600.896. I calabresi a bassa intensità lavorativa sono il 16,4%, 300.448. I calabresi in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale sono il 14,8%, 271.136.
Sono considerati a rischio di povertà le persone che vivono in famiglie il cui reddito netto è inferiore a 13.237 euro annui. In Italia sono 10 milioni 908mila. Chi si trova in condizioni di deprivazione materiale e sociale ha difficoltà a pagare l’affitto di casa, la spesa giornaliera o le bollette. Parliamo di circa 3 milioni di persone. Gli italiani ricompresi nella categoria a bassa intensità di lavoro sono le persone occupate mediamente meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo. Questa condizione coinvolge circa 3 milioni e 873mila persone. L’Istat attesta che il 10,2% degli occupati italiani è a rischio di povertà lavorativa. La quota sale al 25,9% tra gli stranieri.
I numeri dicono che sul fronte povertà in Calabria c’è stato un miglioramento e che la nostra regione recupera un po’ di terreno rispetto al resto del Paese: 3,5 punti percentuali. Come li abbia recuperati è difficile da attestare: potrebbero essere frutto di una sorta di miracolo economico legato all’aumento dei contratti soprattutto nel settore privato. L’Osservatorio lavoro della Regione Calabria attesta infatti che l'occupazione in è cresciuta del 5% nel primo semestre 2025 con 13mila unità in più a febbraio 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La crescita risulta trainata dal settore turistico e dall'occupazione femminile.
Il recupero potrebbe altresì essere frutto, in parte, della cancellazione dagli elenchi dei residenti iscritti nei comuni calabresi. Il dato relativo all’abbandono, per via del trasferimento in altre regioni o all’estero, è tra i più alti del nostro Paese.
Ultimo dato evidenziato dall’Istat è la distribuzione dei redditi familiari. Su scala nazionale nel 2024 il reddito netto mediano delle famiglie risulta pari a 31.704 euro annui, 2.642 euro al mese. Valore in crescita del 5,5% in termini nominali rispetto al 2023, ma inferiore del 4,9%, in termini reali, rispetto alle somme disponibili nel 2007.
Le famiglie del Nord-est mostrano il reddito mediano più elevato (37.086 euro), seguite da quelle del Nord-ovest (il livello mediano è inferiore del 6% a quello del Nord-est), del Centro (-11%) e del Mezzogiorno (-29%) che raccoglie circa un terzo in meno.

