Per oltre 900 precari ministeriali calabresi il tempo stringe. A partire dal 1° marzo inizieranno a scadere i primi contratti a tempo determinato, aprendo una fase di forte incertezza occupazionale per lavoratori impegnati nei Ministeri della Giustizia, della Cultura e del Merito. È l’allarme lanciato dalla Cisl Calabria, insieme a Fp Cisl Calabria e Cisl Scuola Calabria, in un appello congiunto rivolto alla politica regionale e nazionale.

Nel dettaglio, le prime scadenze riguardano gli operatori del sistema dei Beni culturali, seguiti nelle settimane successive dal personale giudiziario e da quello impegnato nella scuola. Una platea ampia, che negli ultimi anni ha garantito servizi essenziali in settori strategici della pubblica amministrazione.

«Sono giorni di grandissima preoccupazione», spiegano i sindacati, ricordando come questi lavoratori provengano da lunghi periodi di tirocinio senza tutele, prima di ottenere, due anni fa, una prima contrattualizzazione a tempo determinato part time, prorogata poi per un ulteriore anno. Un percorso che oggi rischia di interrompersi bruscamente.

Secondo la Cisl, la priorità è chiara: «Riteniamo sia importante non disperdere le competenze acquisite e assicurare loro un futuro professionale». Da qui la richiesta di una norma nazionale che impegni i Ministeri competenti a vincolare le risorse necessarie per la stabilizzazione del personale. In subordine, viene indicata come soluzione minima una proroga di ulteriori 12 mesi per tutti i lavoratori e le lavoratrici, così come già richiesto dalle Segreterie nazionali.

L’appello è rivolto direttamente alla Regione Calabria, al presidente Roberto Occhiuto e all’intera deputazione parlamentare calabrese. «Confidiamo nell’impegno di quei parlamentari e di quelle forze politiche che in questi anni si sono spesi con impegno su questa vertenza», sottolineano i segretari regionali firmatari.

L’obiettivo dichiarato resta uno solo: «difendere ogni posto di lavoro», evitando che centinaia di famiglie calabresi paghino il prezzo di una mancata programmazione e che la pubblica amministrazione perda professionalità ormai consolidate.