Con l’estate ormai quasi agli sgoccioli si iniziano a fare i conti con un autunno che si preannuncia molto caldo sul fronte dei prezzi e del costo complessivo della vita.

Ad agosto, infatti, l'inflazione è stimata in crescita sia nell'Eurozona sia in Italia, toccando i livelli più elevati degli ultimi tre anni.

Secondo le previsioni di 31 autorevoli economisti consultati da Bloomberg, nell'area euro l'aumento del livello medio dei prezzi di beni e servizi dovrebbe salire al 3,3% su base annua. A luglio risulta al 2,9% che segna il valore più alto da settembre 2023.

Le previsioni per l’Italia sono oltremodo negative dal momento che il dato armonizzato ai parametri europei è atteso al 3,4%, in forte aumento, dunque, rispetto al 2,9% del mese scorso.

Istat conferma l'avanzata dell'inflazione

Secondo le stime preliminari di Istat pubblicate oggi, nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,9% del mese precedente). L’inflazione acquisita per il 2026 è dunque pari a +2,9% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli energetici, sia non regolamentati, da +11,4% a +16,9%, sia i regolamentati, da +14,8% a +18,8%. Di contro, decelerano i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,9%).

Nel mese di agosto l’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta lievemente (da +1,6% a +1,5%) così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +1,7%).

Nel settore dei beni, i prezzi evidenziano un’accelerazione del loro ritmo di crescita, da +3,2% a +4,1%, a cui si contrappone il rallentamento di quelli dei servizi, da +2,7% a +2,4%. Si amplia il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, che passa da -0,5 a -1,7 punti percentuali.

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si mantiene stabile (a +1,0%), mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3%).

Aumenti generalizzati in Ue

Tra i grandi Paesi dell’Ue le stime bocciano la Spagna con la corsa dei prezzi lanciata verso il 4,3%. Previsioni più contenute, invece, per la prima economia comunitaria, la Germania, con una inflazione prevista al 3,1% e per la Francia data al 2,4%.

A surriscaldare i listini è soprattutto il comparto energetico: il greggio Brent si mantiene stabile attorno ai 90 dollari al barile. Mentre i futures del gas naturale sul mercato di riferimento europeo (Ttf) venerdì scorso hanno toccato un picco intraday di 70 euro al megawattora, il valore più alto dal 2022.

Dai listini alla spesa

Questo shock si ripercuote direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. In Italia, la benzina sfiora ormai i 2,1 euro al litro e il diesel supera i 2,2 euro in autostrada, mentre imprese e famiglie rischiano di subire rincari a doppia cifra sulle forniture di luce e gas.

L'asfissia dei bilanci familiari in Italia: l'analisi Confcommercio

Sul fronte interno italiano, l'effetto combinato di inflazione e rincari storici sta ridisegnando strutturalmente i consumi delle famiglie. L'ultimo report dell'ufficio studi di Confcommercio evidenzia come, nel 2026, le "spese obbligate" - ovvero casa, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni - assorbano il 41,7% dei consumi totali delle famiglie. Si tratta di un incremento significativo di 4,7 punti percentuali rispetto al 1995, quando questa quota si fermava al 37%.

Guardando ai dati pro capite a prezzi costanti, emerge chiaramente il peso delle singole voci.

Le spese per l'abitazione si confermano la componente principale, con 5.335 euro pro capite (in aumento di 72 euro rispetto al 2025) su un totale di spese obbligate pari a 9.693 euro. Assicurazioni e carburanti incidono per 2.310 euro mentre la spesa per l'energia si attesta a 1.829 euro.

Sebbene la voce energia abbia registrato la riduzione più netta dal 1995 a oggi (-1.231 euro pro capite) grazie a comportamenti virtuosi e a elettrodomestici tecnologicamente più efficienti, questi risparmi non si sono tradotti in bollette davvero più leggere, a causa di tariffe finali e prezzi rimasti straordinariamente alti.

Le dinamiche dei prezzi

La vera causa di questo squilibrio strutturale risiede nella diversa dinamica dei prezzi registrata negli ultimi trent'anni. Dal 1995 al 2026, il deflatore delle spese obbligate è cresciuto del 140% (con picchi del +211% per l'aggregato energia, gas e carburanti), correndo a una velocità quasi due volte e mezzo superiore rispetto a quella dei beni commercializzabili (+57%) e molto più rapida rispetto ai servizi (+88,4%).

Di fronte a questo scenario, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha lanciato un chiaro monito alle istituzioni: per rilanciare i consumi e alleggerire la pressione sulle famiglie, è urgente un intervento mirato su fisco e tariffe che elimini una volta per tutte le distorsioni fiscali che gravano pesantemente sui costi fissi energetici.

Banche centrali alla prova: il credito diventa un lusso

La nuova fiammata inflazionistica complica i piani della Banca centrale europea, che con ogni probabilità interverrà nella riunione del 10 settembre con un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, spingendo il tasso di riferimento principale dal 2,25% al 2,5%. Si tratterebbe della seconda stretta monetaria dell'anno, destinata ad appesantire un costo del credito già molto elevato.

Secondo i dati diffusi dall'Abi, il tasso medio sui nuovi prestiti si attesta al 4,08%, mentre quello sui mutui ha raggiunto il 3,48%, posizionandosi sui livelli più alti degli ultimi due anni. L'unico elemento di parziale rassicurazione per Francoforte è la stabilità dell'inflazione di fondo – calcolata depurando i prezzi di energia e alimentari – stimata costante al 2,5%. Ciò indica che l'impennata energetica, almeno per il momento, non ha generato un trasferimento generalizzato sul resto dei beni e servizi. Ma non è detto che ciò non accada in autunno.

L'allarme della Fed

Anche oltreoceano lo scenario rimane teso. Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha definito "preoccupante" l'attuale dinamica dei prezzi negli Stati Uniti, evidenziando che la Fed non riesce a raggiungere il target del 2% da ben 65 mesi, con l'indice dei consumi interni bloccato al 3,7%. Nonostante l'economia americana si dimostri robusta – con una disoccupazione al 4,1% e investimenti solidi – Warsh ha avvertito che, in assenza di una chiara convergenza dell'inflazione di fondo verso l'obiettivo, la Fed sarà costretta a intervenire ulteriormente sul costo del denaro.