Meno sedi, più magistrati. La riforma dei tribunali tributari ha avuto l’ok del Consiglio di presidenza della giustizia contabile. Chiuderanno 22 sezioni su 103, quelle con minori carichi di lavoro. Cambiamenti non di poco conto. Se ne discute da 5 anni e ce ne vorranno altri tre per vederli attuati. L’obiettivo è quello di tagliare le spese. Procedimenti e personale delle sezioni in esubero finiranno in carico agli altri tribunali provinciali con un risparmio di milioni di euro.

L’accordo raggiunto tra ministero dell’Economia e Cpgt riduce di un terzo il taglio delle sedi: nella prima bozza del ministero dell’Economia del febbraio 2025 le sezioni a rischio erano 64 su 103.

Due le novità di rilievo. La prima è che previsto che le corti di primo grado con sede nei capoluoghi di provincia abbiano competenza oltre la singola provincia stessa. La seconda riguarda gli organici dei giudici: i magistrati onorari saranno sostituiti dalla nuova figura del magistrato professionale del fisco. La riforma ne prevede 576, 448 di primo grado e 128 di secondo grado, un numero troppo esiguo, secondo il Consiglio di presidenza della giustizia contabile, per sostenere il carico della giustizia tributaria. Nel 2025 i nuovi contenziosi risultano in calo ma i numeri restano alti come pure gli arretrati. Di qui la necessità di impiegare più magistrati.

Nel terzo trimestre del 2025 presso le Corti di giustizia tributaria sono pervenuti 26.712 ricorsi di primo grado per un valore di 3,2 miliardi di euro e 8.824 appelli per un valore totale di 2 miliardi di euro.

Nello stesso trimestre sono state definite 34.052 controversie in primo grado per un valore di 3 miliardi e 10.100 in appello per un valore di 1,5 miliardi di euro.

Le pendenze complessive, al 30 settembre 2025 sono 248.815, 167.389 in primo grado e 81.426 in appello. Riguardo alle nuove controversie, in entrambi i gradi di giudizio una prevalenza dei tributi erariali su quelli locali. La prevalenza risulta più marcata nel secondo grado. Record di contenziosi per i mancati pagamenti di Irpef, Irpeg, Imu, Tari e Iva. Nel Sud si concentra il maggior numero di ricorsi (68% in primo grado e 59% in secondo grado), di definizioni (67% in primo grado e 58% in secondo grado) e di pendenze (65% in primo grado e 62% in secondo grado). Nel III trimestre del 2025 nelle corti di giustizia tributaria di primo grado ne sono pervenuti 109.037, 22.690 sono stati definiti mentre 18.093 risultano ancora pendenti. Gli appelli sono stati 50.235.