Il blocco delle attività comporta conseguenze immediate sul reddito delle famiglie legate alla pesca. Il rincaro ha inciso in modo diretto sui costi di gestione, rendendo sempre più difficile uscire in mare.
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Questa mattina alle ore 10 nel porto di Corigliano le imbarcazioni della marineria di Schiavonea, insieme ad altre realtà della fascia jonica, resteranno ferme in segno di protesta contro l’aumento del costo del gasolio. Una decisione maturata dopo mesi di difficoltà economiche sempre più pesanti per il comparto.
Il rincaro del carburante ha inciso in modo diretto sui costi di gestione, rendendo sempre più difficile uscire in mare. Le spese superano ormai i ricavi, mettendo in crisi un settore che rappresenta una parte importante dell’economia costiera. La situazione ha portato molti operatori a ridurre le uscite, mentre altri si trovano costretti a fermarsi del tutto.
Il blocco delle attività comporta conseguenze immediate sul reddito delle famiglie legate alla pesca. Oltre ai pescatori, l’impatto coinvolge anche l’indotto, dai mercati ittici alla ristorazione, con effetti che si estendono sull’intero territorio.
Negli ultimi anni il comparto ha già affrontato diverse criticità, tra cui l’aumento dei costi operativi e la riduzione dei margini. L’attuale contesto rischia di aggravare ulteriormente la situazione, mettendo a rischio la continuità delle imprese e la tenuta occupazionale. La mobilitazione nel porto di Corigliano rappresenta un segnale di una crisi che richiede interventi rapidi. Il timore è che, senza misure adeguate, il settore possa subire un ridimensionamento con conseguenze durature per le comunità locali.

