È un grido d’aiuto disperato quello che, appena due giorni fa, il sindaco di Umbriatico, Pietro Greco, ha lanciato sui social. Un video di denuncia fortissimo su quello che sta accadendo in alcuni dei luoghi che trainano l’economia della Calabria. Sullo sfondo un’estate caldissima che ancora non sembra voler dare tregua, temperature sopra le medie che, un’ondata dopo l’altra, stanno mettendo a dura prova non solo la nostra resistenza fisica, ma anche quella delle attività direttamente minacciate dalla crisi climatica in atto. «Gli animali stanno soffrendo la sete, stanno morendo», avverte Greco, mentre mostra un allevamento di podolica in un paesaggio semidesertico.

Un allarme che è subito rimbalzato da una parte all’altra di un territorio che rischia di pagare un prezzo altissimo e che viene oggi rilanciato dal presidente del circolo Legambiente Nicà Nicola Abruzzese, che parla di una stagione che «si sta rivelando lunga e particolarmente calda e l’intero territorio della Biovalle del Nicà ne sta pagando le conseguenze».

Un disastro, per un’area che vive di allevamenti e coltivazioni. «La carenza di acqua potabile nei comuni del circondario si è fatta sentire più del solito e, in agricoltura, la situazione è ancora più drammatica», sottolinea Abruzzese.

«Questo territorio della Calabria – aggiunge – non dispone di una rete idrica adeguata a sostenere agricoltori e allevatori nei periodi di grave siccità, come quello che stiamo vivendo. A farne le spese sono soprattutto gli animali e le aziende agricole, che rischiano di subire danni pesantissimi».

Da qui la richiesta di interventi urgenti, partendo da una proposta concreta: «Riteniamo necessario che la politica riprenda in mano il progetto dell’invaso sul torrente Patia».

Un progetto «molto datato», evidenzia il presidente del circolo Nicà, che risale al periodo tra il 1962 e il 1963. Più volte ripreso nel corso degli anni, non è però mai stato portato a compimento. «L’idea – spiega Abruzzese – è quella di realizzare un grande bacino artificiale nell’area compresa tra Umbriatico e Scala Coeli, con una funzione principalmente irrigua e idropotabile, oltre alla possibile produzione di energia idroelettrica».

«La capacità prevista del bacino – continua – è di circa 40-44 milioni di metri cubi d’acqua, mentre la superficie irrigabile sarebbe di circa 6.000 ettari. Secondo le previsioni progettuali, circa 30 milioni di metri cubi sarebbero destinati all’irrigazione e 10 milioni all’uso potabile. Il progetto prevede una diga in materiali sciolti, lunga circa 550 metri. L’investimento complessivo è stato stimato in circa 300 milioni di euro».

Una soluzione finora rimasta sulla carta. Ma da riprendere in mano senza più rimandare, alla luce di quanto sta accadendo. «Non possiamo aspettare altri cinquant’anni – avverte Abruzzese –. Questa volta è già troppo tardi. Bisogna intervenire subito, senza tergiversare, con soluzioni concrete e tempi certi».

L’appello è all’assessore all’Ambiente e all’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria affinché «colgano l’occasione per affrontare finalmente un problema che riguarda il futuro dell’intero territorio, delle sue aziende agricole e dei suoi allevatori».

«La siccità – rimarca il rappresentante di Legambiente – non è più un’emergenza occasionale: è una realtà con cui dobbiamo imparare a confrontarci. Servono infrastrutture, programmazione e investimenti. Il territorio della Biovalle del Nicà non può più aspettare».