Per anni la Calabria è stata raccontata come una regione in ritardo, marginale rispetto alle grandi rotte turistiche nazionali, penalizzata da limiti infrastrutturali e da una narrazione spesso riduttiva. In una parola: un underdog.

Oggi, però, quello stesso presunto svantaggio coincide sempre di più con ciò che il turismo contemporaneo cerca davvero: territori non congestionati, identità riconoscibili, comunità autentiche, paesaggi integri, tempo lento.

È in questo scarto tra percezione e potenziale che si inserisce il concetto di undertourism. Non una moda linguistica né la contrapposizione all’overtourism, ma una chiave di lettura utile a comprendere come molti territori rimasti finora ai margini dei grandi flussi possano diventare centrali in un nuovo modello di sviluppo turistico. In questo senso, la Calabria non rappresenta un’eccezione, ma un possibile modello di sviluppo.

Cos’è l’undertourism e perché riguarda la Calabria

L’undertourism indica quei territori che, pur possedendo un patrimonio culturale, paesaggistico e identitario rilevante, registrano una presenza turistica inferiore al loro potenziale. Borghi, aree interne, piccoli comuni, zone rurali e montane che non soffrono di eccesso di visitatori, ma di una domanda ancora fragile, intermittente o poco strutturata.

La Calabria rientra pienamente in questa definizione. Non per mancanza di risorse, ma per una storica difficoltà nel trasformarle in un’offerta turistica strutturata, integrata e continuativa. Un limite che per anni è stato letto come debolezza e che oggi, alla luce dei cambiamenti della domanda, può diventare una leva competitiva.

I segnali del 2025: crescita lenta ma coerente

Il 2025 è stato positivo per la Calabria, certo non l’anno della definitiva consacrazione, ma quello che nei numeri (+10,56 % di presenze turistiche) ha dimostrato un certo grado d’interesse da parte dei viaggiatori e la sua competitività rispetto alle altre regioni italiane nel periodo natalizio (+9,4% nelle prenotazioni turistiche). Sicuramente è stato un anno significativo per la qualità dei segnali emersi e da questi bisogna ripartire nel 2026. Crescite fuori stagione, maggiore attenzione verso le aree interne, interesse crescente per esperienze legate alla natura, alla cultura diffusa, all’enogastronomia e ai cammini hanno mostrato una traiettoria coerente con il paradigma dell’undertourism.

Non un turismo di massa, ma un turismo relazionale, più lento, meno concentrato. Un turismo che non punta alla saturazione delle località costiere nei mesi estivi, ma che inizia a esplorare una Calabria diversa, meno raccontata e più autentica. È un cambiamento ancora fragile, ma strutturalmente interessante.

Dal turismo di consumo al turismo di senso

Questa evoluzione si inserisce in una trasformazione più ampia della domanda turistica. Sempre più viaggiatori cercano esperienze capaci di generare valore culturale, emotivo e umano. Non vogliono solo visitare luoghi, ma comprenderli, viverli, entrarvi in relazione. È il passaggio dal turismo di consumo al turismo di senso.

La Calabria, per caratteristiche storiche e sociali, è particolarmente adatta a intercettare questa domanda. I suoi borghi non sono scenografie artificiali, ma comunità vive. E le aree interne non sono spazi residuali, ma luoghi in cui il tempo, il paesaggio e le relazioni mantengono una dimensione autentica. In questo quadro, l’undertourism non rappresenta un ripiego, ma una vocazione naturale.

Il contesto nazionale e il Forum Internazionale del Turismo

La traiettoria che emerge in Calabria non è isolata. Il dibattito nazionale, e in particolare il confronto avvenuto durante il Terzo Forum Internazionale del Turismo, svoltosi a Milano il 23 e 24 gennaio, ha confermato come l’undertourism sia ormai considerato una delle direttrici principali su cui costruire il futuro del turismo italiano.

Riequilibrio dei flussi, valorizzazione dei piccoli comuni e integrazione tra destinazioni mature e territori meno noti non sono più temi marginali, ma scelte strategiche. In questo contesto, la Calabria non appare più come una regione “in ritardo”, ma come un territorio che, per struttura e identità, intercetta in modo naturale questa direzione.

Calabria Attrattiva: un segnale politico nella direzione giusta

È all’interno di questo scenario che va letto il recente bando Calabria Attrattiva promosso dalla Regione. Il valore principale dell’intervento risiede nel cambio di impostazione: l’attenzione si sposta dal semplice richiamo dei flussi al rafforzamento dell’accoglienza e dei servizi turistici nei territori.

Il bando rappresenta un primo riconoscimento istituzionale del fatto che lo sviluppo turistico non passa solo dalla promozione, ma dalla capacità dei territori di essere pronti ad accogliere.

Tuttavia, restano limiti evidenti. La dotazione finanziaria è ridotta e rischia di produrre interventi frammentati: non tutti i Comuni riusciranno ad accedere alle risorse e, soprattutto, potrebbe mancare l’effetto-sistema.

Sicuramente, una partecipazione numerosa potrebbe portare l’Amministrazione ad investire in maniera massiccia su progetti di aggregazione strutturale e di governance qualificata dei territori a vocazione turistica.

Undertourism e governance: la sfida vera

Il nodo centrale, per la Calabria, non è individuare nuove parole chiave, ma costruire una governance territoriale adeguata. L’undertourism non può essere affrontato attraverso singoli comuni isolati o interventi episodici.

Richiede reti territoriali, integrazione tra costa e aree interne, prodotti turistici coerenti e continuità di visione. Richiede, soprattutto, la capacità di accettare che la Calabria non vincerà inseguendo modelli pensati per altri territori, ma valorizzando ciò che la rende diversa.

Da underdog a laboratorio nazionale

Se governato con consapevolezza, il percorso intrapreso può trasformare la Calabria in un laboratorio nazionale di turismo sostenibile e diffuso. Non una regione che rincorre i grandi numeri, ma un territorio che costruisce valore nel tempo, tutelando identità, ambiente e comunità.

Il dibattito nazionale ha indicato una direzione chiara. I primi segnali regionali mostrano un cambio di linguaggio. Ora la sfida è passare dalle parole ai sistemi, dai bandi alla strategia.

È in questo passaggio che la Calabria può smettere di essere percepita come underdog e iniziare a essere riconosciuta come modello. Non rincorrendo i grandi numeri, ma costruendo valore nel tempo, attraverso un turismo più equilibrato, sostenibile e coerente con la propria identità.

*Esperto di Marketing per le PMI e di Marketing Territoriale e Valorizzazione Culturale per la PA