Cassa integrazione al 60% per 1.800 dipendenti. A rischio il futuro dell’intero distretto del mobile imbottito che in Puglia e Basilicata conta più di 600 piccole e medie imprese impegnate nell’indotto
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Natuzzi conferma la chiusura di tre stabilimenti e il trasferimento in Romania di una intera linea di produzione. Ieri, azienda e sindacati si sono incontrati al ministero delle Imprese e del made in Italy per tentare di ricomporre la vertenza e trovare una soluzione. Ma il vertice, durato 11 ore, non ha portato a nulla.
Il gruppo industriale, leader nella realizzazione di divani, poltrone, mobili e complementi d'arredo di design, si trova in una situazione di forte difficoltà aggravata, da oltre un anno, da un consistente calo delle commesse e dell’export.
La trattativa
L’11 giugno scorso, dopo mesi di trattative, Natuzzi aveva avviato le procedure per la composizione negoziata della crisi con una gestione “commissariale” esterna e l’ingresso di Invitalia nel capitale.
Una prima fase, della durata di 12 mesi, con due soli stabilimenti aperti in Italia, la sospensione della attività nella fabbrica Iesce 2 e il fermo temporaneo di Graviscella e PS Santeramo a partire da luglio.
L'accordo
In forza degli accordi sottoscritti con i sindacati, per 1.755 dipendenti impiegati negli stabilimenti in Puglia e in Basilicata era stata prevista la cassa integrazione al 62%. Definito anche un piano di incentivazione all’esodo, dal 1º gennaio al 30 settembre 2027, per le uscite volontarie entro fine 2026 con 6 milioni messi a disposizione dall’azienda. Natuzzi aveva chiarito che «il piano di ristrutturazione aziendale» avrebbe puntato «al risanamento della posizione finanziaria e al ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile».
La notizia del trasferimento in Romania di parte della produzione ha fatto temere per il peggio. Di qui la richiesta di un nuovo incontro al ministero, che ha dato, però, esito negativo.
Il futuro del distretto del mobile imbottito
La vertenza Natuzzi non riguarda solo stabilimenti e personale dell’azienda di Santeramo in Colle ma colpisce l’intero distretto del mobile imbottito che nelle sole province di Bari e Matera conta oltre 600 piccole e medie imprese che alimentano l’indotto del comparto. Il gruppo oltre che in Romania ha stabilimenti anche in Cina, Brasile e Vietnam. E proprio dalla Cina sono rientrati parte dei macchinari che verranno utilizzati in Romania. Qui partiranno due linee per prodotti di fascia medio bassa e per una quota non superiore al 13% di quella complessiva.
Il tavolo di confronto a Palazzo Piacentini
La delegazione dell’azienda arrivata a Palazzo Piacentini era guidata da Enzo de Fusco e Marco Natuzzi. All’incontro hanno partecipato il sottosegretario al ministero delle Imprese, Fausta Bergamotto, il consigliere del ministro, Giampaolo Castano, e i vertici nazionali regionali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams, Fisascat e Uiltucs. Presenti anche l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio, e i vertici di Confindustria Bari.
La posizione del Governo
Per il sottosegretario al ministero delle Imprese, Fausta Bergamotto, il fallimento della trattativa è stata «un’occasione persa per accompagnare e monitorare una fase delicata come quella della composizione negoziata della crisi e contribuire al rilancio industriale di Natuzzi». «Ora - ha concluso - ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità»
Il nodo del risanamento dei conti
L’azienda dal canto suo ha fatto sapere che c’è «la disponibilità a recepire la quasi totalità delle modifiche avanzate dalle organizzazioni sindacali». Il gruppo ha però ribadito che il piano risanamento finanziario è la priorità necessaria a rendere sostenibile «il progetto industriale e la tutela occupazionale del polo Italia».
Le richieste dei sindacati
In una nota congiunta i sindacati hanno evidenziato che «durante il confronto sono stati fatti significativi passi in avanti». Ma che «permangono elementi non condivisibili, quali la chiusura di ulteriori stabilimenti, seppur dichiarata dall’azienda temporanea, e il trasferimento di produzioni all’estero». La «gravità della situazione» ed il rischio di drammatiche ripercussioni sulle altre aziende del settore, rendono necessario proseguire il confronto con l’azienda. Occorre «ottenere un vero piano industriale che garantisca – dicono i sindacati – investimenti, occupazione, tutela del perimetro industriale italiano e il futuro del distretto del mobile imbottito».
Occupazione, le misure previste dalla regione Puglia
«Con il Governo ed Invitalia - ha detto l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio - andremo ad individuare tutte le misure possibili per un intervento pubblico. Punto decisivo per supportare il piano industriale per il definitivo di rilancio dei quattro stabilimenti produttivi in Puglia e rimettere in ordine i conti aziendali. Con il ministero del Lavoro studieremo interventi finalizzati a rendere sostenibile il reshoring dalla Romania. Sul fronte dell’occupazione inoltre la task force regionale lavoro sta mettendo a punto il cosiddetto “bacino delle competenze” composto dai lavoratori Natuzzi. Potranno aderirvi, su base volontaria, per essere ricollocati in altre aziende, anche di altri settori, che già ne hanno fatto richiesta. A loro sarà dedicato un pacchetto mirato di politiche attive del lavoro che vedrà il coinvolgimento di Arpal Puglia».

