La Rumba del PD calabrese: Demetrio sì, Demetrio no?

I democrat calabresi, mi correggo, gli azionisti del PD calabrese, evidentemente pensano di arginare la catastrofe elettorale che li ha travolti, stesi, rullati, con una sorta di doroteismo in salsa bruzia. Sarà difficile per Demetrio Battaglia che comunica con la loquacità di un muto, affermare un nuovo linguaggio nel PD calabrese

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di Pablo .
6 aprile 2018
20:35
Demetrio Battaglia ed Emilio Colombo
Demetrio Battaglia ed Emilio Colombo

Demetrio si Demetrio no? Pare che l’ultimo dilemma che turba i sonni dei dirigenti democrat calabresi sia l’assillo di richiedere all’ex parlamentare reggino Battaglia di ricoprire il ruolo di segretario regionale del PD. Altro che innovazione, rinnovamento, nuova generazione, nuovo linguaggio. Già, nuovo linguaggio. Sarà difficile per Demetrio Battaglia, che comunica con la loquacità di un muto, affermare un nuovo linguaggio nel PD calabrese. Social, whatsapp, tablet, telefono, non conoscono il profilo di colui che, forse, potrebbe essere il nuovo segretario dei democratici della nostra regione.

 


I democrat calabresi, mi correggo, gli azionisti del PD calabrese, evidentemente pensano di arginare la catastrofe elettorale che li ha travolti, stesi, rullati con una sorta di doroteismo in salsa bruzia. I dorotei erano una corrente della DC che si definiva “il centro del centro”, una corrente che, il democristianesimo italiano aveva varato nel momento della massima forza della DC. Quando i giochi e le dinamiche del potere nel partito diventavano complessi e inestricabili, arrivavano loro, i dorotei, e sbloccavano tutto.

 

Ecco, se dovessi definire Demetrio Battaglia, lo definirei proprio così: un doroteo in salsa reggina. Un uomo bravo a coltivare relazioni, a mettere intorno ad un tavolo capi e sotto capi di corrente e gruppi. Ma niente di più. Evidentemente, forse lo vogliono tutti proprio per queste caratteristiche. Ma un partito che in questa regione è crollato al 13% è veramente di questo che ha bisogno? Evidentemente i grandi strateghi che si muovono nell’asse tra il Busento e le rive dello Stretto pensano di sì. Non hanno pensato nemmeno per un attimo a farsi da parte. Non hanno pensato nemmeno per un secondo che, con un partito collassato, distrutto dalle guerre intestine, inviso alla stragrande maggioranza dei calabresi, magari ci sarebbe stato bisogno più che di un pacato e semi muto addetto alle buone relazioni, di un guerriero da combattimento.

 

Ma gli storici capi bastone del PD vedono come fumo negli occhi i guerrieri da combattimento.  Il loro problema non è quello di rivitalizzare il partito ma di controllarlo. A un segretario autonomo e intraprendente preferiscono un conservatore, anzi no, un congelatore delle posizioni e delle rendite di posizione. Periranno con il loro giocattolo vuoto ma non faranno spazio a nessuno se non a qualche pupo. Stralunati. Stralunati come lo furono i dorotei della DC dopo lo tsunami del 1992.

 

Mi ritornano in mente le parole di Emilio Colombo, l’ultimo doroteo della prima generazione. In una intervista a Federico Geremicca per La Repubblica, mentre tutto intorno il sistema democristiano che aveva governato il paese per decenni crollava, con mezzo Parlamento in galera e sotto i colpi degli avvisi di Garanzia della Procura milanese, lui, l’inossidabile Ministro di Potenza, candidamente, affermava come un marziano appena sbarcato a Napoli: «Ci sarà di nuovo bisogno di un centro del centro, di un progetto di sviluppo senza fratture e senza traumi. E allora noi dorotei si tornerà, state certi che si tornerà». In Calabria sono tornati veramente. Indossano i panni dello stralunato Demetrio. Auguri.

 

Pablo

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