È morto il “senatùr”. Umberto Bossi è l’esponente politico che più di ogni altro ha incarnato per oltre trent’anni la spinta autonomista e identitaria del Nord Italia. Aveva 84 anni ed è morto dopo una lunga malattia.

Fondatore della Lega, leader carismatico e controverso, Bossi ha trasformato un movimento territoriale in una forza politica capace di condizionare governi e linguaggi della politica italiana. Dalla “Padania” al federalismo, dalle piazze di Pontida ai palazzi romani, ha segnato un’epoca. È stato un uomo di rottura, spesso eccessivo nel suo anti meridionalismo.

Nonostante i gravi problemi di salute, non aveva mai smesso del tutto di essere un punto di riferimento simbolico per il suo mondo. Con la sua scomparsa si chiude definitivamente la stagione della Lega delle origini, quella del radicamento territoriale e della protesta anti-sistema.

Resta una figura divisiva, ma centrale: ha inciso profondamente nella storia politica italiana degli ultimi decenni. Il rapporto forte con Berlusconi ha creato le condizioni per creare una forte maggioranza di destra.

Isolato politicamente negli ultimi 15 anni, la Lega ha cambiato pelle, è diventata un partito nazionale, incidendo profondamente nella storia politica italiana.