L’idea dell’interesse dei clan calabresi per i flussi finanziari gestiti dal manager rimane sullo sfondo. La simulazione al Foro Italico ricostruisce gli ultimi istanti del dirigente Mps: sarebbe stato trascinato fuori dalla finestra e trattenuto dagli aggressori prima della caduta
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IPA89075048 - Roma, David Rossi, ricostruita la morte del manager Mps: "Tenuto dagli aggressori fuori dalla finestra, non fu un suicidio". Immagini dal TG1 RAI La ricostruzione nella palestra dell'Universita' del Foro Italico con un atleta dei carabinieri conferma la relazione intermedia: secondo il perito il manager di Monte dei Paschi di Siena fu fatto penzolare fuori dalla finestra, da cui poi cadde, da due persone. Immagine / frame distribuito da questa Agenzia esclusivamente per finalita? editoriali. Il materiale puo? provenire da social media, emittenti televisive, uffici stampa o altre fonti terze pubblicamente accessibili. L?Agenzia non rivendica alcun diritto di proprieta?, copyright o licenza sul materiale. Eventuali compensi richiesti riguardano esclusivamente i servizi dell?Agenzia. L?utilizzatore e? responsabile della verifica e dell?ottenimento di eventuali diritti, autorizzazioni o consensi necessari all?uso del materiale.
L’inchiesta sulla morte di David Rossi prende una nuova direzione dopo le simulazioni effettuate al Foro Italico di Roma nell'ambito della perizia disposta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta. La ricostruzione degli ultimi istanti di vita dell'ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena indica una dinamica nella quale Rossi sarebbe stato aggredito da almeno due persone, trascinato verso la finestra e trattenuto all'esterno prima di precipitare.
Si tratta, al momento, delle prime valutazioni tecniche emerse dagli esperimenti condotti con la collaborazione dei Ris e dei vigili del fuoco. La relazione definitiva dovrà mettere nero su bianco gli esiti delle prove. Ma la simulazione, secondo i consulenti della Commissione, avrebbe consentito di individuare una dinamica ritenuta compatibile con diverse lesioni riscontrate sul corpo di Rossi.
La scena ricostruita al Foro Italico
Nella palestra dell'Università del Foro Italico è stata ricostruita una porzione dell'ufficio di Rocca Salimbeni, compresa una finestra delle stesse dimensioni di quella dalla quale Rossi precipitò la sera del 6 marzo 2013.
Per le prove è stato utilizzato un atleta dei Carabinieri con una corporatura simile a quella del manager e con abiti analoghi a quelli indossati dalla vittima. Gli esperti hanno riprodotto più volte le possibili dinamiche, modificando il numero degli aggressori e le condizioni della persona coinvolta.
Sono state così esaminate le ipotesi con uno, due o tre aggressori, considerando anche differenti condizioni di coscienza della vittima. Secondo quanto emerso dalle prime valutazioni, però, la ricostruzione ritenuta più convincente è quella nella quale Rossi era cosciente, reagiva all'aggressione e cercava di opporsi prima di essere portato oltre il davanzale.
Il tentativo di difendersi e la caduta
La sequenza ricostruita dai consulenti parte da un'azione rapida e violenta all'interno dell'ufficio. Rossi sarebbe stato colpito e poi trascinato verso la finestra. Una volta portato all'esterno, avrebbe cercato di aggrapparsi al bordo e di rientrare, mentre gli aggressori lo avrebbero tenuto per le mani.
La presa sarebbe infine venuta meno, provocando la caduta nel vicolo di Monte Pio.
Per i consulenti si tratta di una dinamica nella quale l'eventuale obiettivo iniziale potrebbe essere stato quello di intimidire Rossi, più che provocarne direttamente la morte. È una ricostruzione che dovrà comunque essere verificata attraverso la relazione tecnica conclusiva e confrontata con tutti gli altri elementi dell'indagine.
Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha collegato le nuove risultanze alla conclusione già sostenuta dalla Commissione secondo cui la morte non sarebbe riconducibile a un gesto suicidario. La Commissione aveva già escluso questa ipotesi nella propria relazione intermedia, sulla base, tra gli altri elementi, delle lesioni ai polsi e al volto e della rottura dell'orologio.
Le lesioni che non sarebbero spiegate dalla caduta
Uno degli aspetti centrali della nuova perizia riguarda proprio i segni presenti sul corpo di Rossi.
Secondo Marco Nigrisoli, consulente tecnico della Commissione, alcune lesioni sarebbero incompatibili con il solo impatto al suolo. Tra queste viene indicata la frattura del capitello radiale sinistro, rilevata attraverso una Tac, che il consulente considera compatibile con un meccanismo di leva esercitato da una terza persona sull'arto.
Anche Robbi Manghi, altro consulente della Commissione, ha indicato elementi che, nella ricostruzione tecnica, sarebbero riconducibili a un'azione esercitata da terzi. Tra questi vengono citate lesioni addominali compatibili con colpi, traumi al volto e segni di trascinamento alla coscia.
Durante le simulazioni, inoltre, il corpo dell'atleta utilizzato per riprodurre i movimenti di Rossi ha mostrato segni compatibili con alcune delle manovre ipotizzate dagli esperti. L'addome, in particolare, è risultato arrossato dopo le prove.
Nella ricostruzione vengono inoltre richiamate le tracce ematiche sulla camicia e alcune macchie di unto considerate compatibili con il contatto con la parte inferiore della finestra e con possibili manovre di trascinamento. Si tratta di elementi che, secondo i consulenti, non avrebbero carattere mortale ma sarebbero compatibili con un'aggressione precedente alla caduta.
Il volto contro la sbarra e il mistero dell'uomo nel vicolo
Tra gli elementi esaminati c'è anche la posizione del corpo durante la defenestrazione. Vinci ha richiamato il contatto del volto di Rossi con la sbarra metallica all'esterno della finestra e con il cavetto presente nella zona, oltre al violento impatto del ginocchio durante la sequenza ricostruita.
La posizione in cui Rossi fu trovato dopo la caduta è uno degli elementi che la nuova perizia dovrà mettere in relazione con le diverse simulazioni effettuate a Roma. L'obiettivo è verificare se la dinamica ricostruita sia compatibile con la posizione finale del corpo e con il complesso delle lesioni riscontrate.
Resta poi un altro tassello dell'inchiesta: le immagini delle telecamere che ripresero un uomo nel vicolo di Monte Pio nel momento successivo alla caduta di Rossi. La Commissione attende per il 12 ottobre un nuovo rapporto sull'analisi di quei filmati, che potrebbe aggiungere ulteriori elementi alla ricostruzione della vicenda.
Il movente e l'ipotesi della criminalità organizzata
La ricostruzione della dinamica non chiarisce, da sola, il movente. Sullo sfondo resta quindi la domanda su chi avrebbe potuto aggredire Rossi e perché.
Tra le ipotesi investigative richiamate nelle ricostruzioni della vicenda figura anche quella di un possibile interesse della 'ndrangheta nei confronti dei flussi finanziari gestiti dal manager. Si tratta però di un'ipotesi sul movente, che non può essere considerata un fatto accertato sulla base delle nuove simulazioni.
Il dato che la perizia punta invece a definire riguarda la dinamica della morte: secondo le prime valutazioni, Rossi sarebbe stato aggredito mentre era cosciente, avrebbe tentato di difendersi e sarebbe stato portato fuori dalla finestra da più persone prima di rimanere sospeso nel vuoto.
La relazione conclusiva dovrà ora stabilire quanto questa ricostruzione sia compatibile con l'insieme degli elementi medico-legali, con i filmati e con gli altri accertamenti dell'inchiesta. Nel frattempo, dopo due precedenti archiviazioni del caso come suicidio, la Procura di Siena ha riaperto un fascicolo alla luce dei nuovi elementi emersi negli ultimi mesi.


