Da una parte la denuncia di un’inchiesta «unidirezionale» l’accusa ai pm di essersi accaniti per sconfessare la condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara, dall’altra si parla di «sentenza disintegrata»
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Chiara Poggi
Il nuovo capitolo del delitto di Garlasco non si gioca più soltanto sugli atti della Procura di Pavia, ma anche sullo scontro frontale tra le parti. Da una parte la famiglia Poggi, attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, denuncia un’inchiesta «unidirezionale» e accusa i pm di essersi accaniti nel tentativo di sconfessare la condanna definitiva di Alberto Stasi. Dall’altra i legali dell’ex fidanzato di Chiara Poggi parlano invece di una sentenza «letteralmente disintegrata» e chiedono di accelerare sulla revisione.
È la fotografia di una frattura ormai totale. La chiusura dell’indagine su Andrea Sempio, oggi al centro del nuovo impianto accusatorio, non ha riportato ordine nel caso. Al contrario, ha aperto una nuova guerra giudiziaria e narrativa sul significato degli elementi raccolti.
Tizzoni attacca la Procura
«La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia», dice Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori di Chiara Poggi. Il riferimento è alla condanna definitiva di Alberto Stasi, riconosciuto colpevole dell’omicidio della fidanzata e condannato a 16 anni. Continua a leggere su LaCapitale.it

