Un inventario rivela cosa sarebbe stato custodito in uno dei depositi affittati dall’imprenditore statunitense. Si rafforza il sospetto che prima della perquisizione qualcuno lo abbia avvertito, consentendogli di “ripulire” la villa di Palm Beach
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Jeffrey Epstein (EFTA00003363). The House Oversight Committee and the U.S. Department of Justice released new photos from Epstein’s estate in December 2025 showing images of Donald Trump, Steve Bannon, Bill Clinton, Larry Summers, Bill Gates, Woody Allen, former British royal Andrew Mountbatten-Windsor, lawyer Alan Dershowitz, and billionaire Richard Branson. Mandatory Credit (Photo courtesy of the US Department of Justice via Sipa USA) *** World Rights *** Press photos for editorial use only (excluding books or photo books). May not be relicensed or sold. Mandatory Credit *** *** Press photos for editorial use only (excluding books or photo books). May not be relicensed or sold. Mandatory Credit ***
Non solo ville blindate, jet privati e una rete di conoscenze altolocate. Nel caso di Jeffrey Epstein, morto nel 2019 mentre era detenuto con accuse di traffico sessuale di minori, riemerge ora un capitolo parallelo e inquietante: quello dei depositi affittati per custodire ciò che non doveva essere trovato. Sei magazzini, secondo quanto ricostruito dal “Telegraph”, sparsi negli Stati Uniti – la maggior parte in Florida – pagati per anni, dal 2003 al 2019, con migliaia di dollari destinati a conservare materiali rimasti finora ai margini delle inchieste pubbliche.
L’inventario di uno di questi depositi, situato nei pressi di Palm Beach, offre uno spaccato che riaccende interrogativi mai sopiti. Tra gli oggetti elencati figurano fotografie di donne nude, riviste pornografiche in quantità, videocassette e DVD con contenuti che sessualizzerebbero adolescenti, oltre a manuali sulle schiave del sesso. Materiale che, secondo le ipotesi investigative, potrebbe essere stato trasferito fuori dalla villa di Palm Beach prima della perquisizione dell’ottobre 2005, la prima grande irruzione delle autorità nella sua residenza.
È proprio quel passaggio temporale a riaprire la questione. Da anni le autorità statunitensi sospettano che Epstein possa essere stato avvisato in anticipo dell’arrivo della polizia. L’ex capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, ha dichiarato alla NBC che al momento del blitz del 2005 la villa “era stata ripulita”. Quando gli agenti entrarono, mancavano apparecchiature informatiche, inclusi dispositivi collegati alle telecamere di sorveglianza. Un’assenza che fece subito pensare a una rimozione mirata.
Secondo la ricostruzione riportata, Epstein avrebbe reclutato investigatori privati per trasportare beni dalla sua proprietà in Florida, presumibilmente proprio nel periodo precedente al raid. Quegli oggetti sarebbero stati custoditi per anni in una struttura di stoccaggio vicina a Palm Beach, mentre le indagini procedevano a rilento tra accuse, pressioni e patteggiamenti controversi.
L’inventario ora emerso include anche tre computer, 29 rubriche, un elenco di tre pagine con nominativi di massaggiatrici in Florida, una videocassetta da 8 millimetri che sembrerebbe contenere immagini di una donna in lingerie e di qualcuno sotto la doccia, oltre a risultati di laboratorio, lettere e un calendario del 2005. Elementi che, se confermati nella loro provenienza e autenticità, potrebbero offrire un ulteriore tassello su una rete di contatti e relazioni ancora in parte opaca.
L’FBI avrebbe successivamente ottenuto copie di due dischi rigidi, ma non è chiaro se l’intero materiale custodito nei depositi sia stato recuperato o analizzato in modo sistematico. L’ombra più pesante resta quella legata ai possibili filmati registrati senza consenso, ipoteticamente a fini di ricatto o per uso personale. La scomparsa delle apparecchiature di sorveglianza dalla villa, al momento della perquisizione, alimentò da subito questo sospetto.
In quel periodo Epstein frequentava ambienti sociali di altissimo livello in Florida, dove figuravano anche personalità di primo piano come il presidente Donald Trump. La rete di relazioni del finanziere – imprenditori, accademici, uomini di potere – è stata uno degli aspetti più controversi dell’intera vicenda, contribuendo a creare l’impressione di una protezione diffusa, almeno nelle fasi iniziali delle indagini.
Tra gli oggetti che sarebbero stati spostati figurano anche giocattoli sessuali, oltre 2.000 dollari in contanti, massaggiatori, lingerie femminile, un porto d’armi e una tessera di riconoscimento di Harvard. Gli investigatori, durante le successive perquisizioni, avrebbero recuperato ricevute relative ad alcuni di questi beni, collegandoli ai depositi affittati.
Nel 2010, durante una deposizione, gli avvocati chiesero esplicitamente a Epstein se avesse fatto uscire di nascosto dei computer dalla sua proprietà prima del raid del 2005. “Dove sono oggi quei computer?” domandò uno dei legali, suggerendo che potessero contenere “nomi e numeri di telefono di centinaia di minorenni che lei ha molestato sessualmente”. Una domanda che, a distanza di anni, resta sospesa insieme a molte altre.
Il caso Epstein continua così a produrre nuovi capitoli, anche dopo la sua morte in carcere. I depositi, le scatole chiuse, i dispositivi mancanti: dettagli che non cambiano la sostanza delle accuse già emerse, ma che alimentano il sospetto che una parte della storia sia rimasta fuori dai verbali ufficiali. E che, forse, ciò che non fu trovato nel 2005 fosse già altrove, al sicuro dietro la serranda anonima di un magazzino.

