Notte di tensione tra Washington e Teheran dopo i raid statunitensi sull’isola di Qeshm e la risposta iraniana contro obiettivi legati agli Usa nel Golfo. I pasdaran rivendicano danni alla V Flotta, ma gli Stati Uniti smentiscono. Nuovi scontri in Libano
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Notte ad alta tensione nel Golfo Persico tra le forze armate iraniane e statunitensi.
Gli Usa, che ieri avevano messo fuori uso la petroliera 'Lexie' diretta verso l'Iran, hanno condotto 'raid difensivi' sull'isola di Qeshm, colpendo una torre radio. Gli iraniani hanno reagito lanciando missili contro la nave 'Panaya' e prendendo di mira il Kuwait e il Bahrein. «Abbiamo danneggiato la base della V Flotta Usa», rivendicano i pasdaran. «Falso - risponde Washington - tutti i loro attacchi sono andati a vuoto». Secondo la tv iraniana, esplosioni sono state inoltre udite in Iraq, e le sirene avrebbero suonato anche in Arabia Saudita.
La sfuriata di Trump
Gli scontri arrivano a valle di una telefonata durissima per piegare Benjamin Netanyahu e non far saltare il tavolo delle trattative con l'Iran appeso a un filo. Quando Donald Trump ha alzato il telefono per parlare con l'alleato israeliano ha sfogato tutta la sua rabbia: «Sei un pazzo. Senza di me saresti in galera», ha tuonato il commander-in-chief accusando Bibi di essere un ingrato.
«Tutti ti odiano. Tutti odiano Israele» per colpa tua, lo ha incalzato - ha riferito Axios, ricostruendo la chiamata - intimandogli di fermarsi immediatamente in Libano e rinunciare a qualsiasi operazione su Beirut. Di fronte all'attacco frontale il premier israeliano ha ordinato lo stop dei combattimenti. Lo ha fatto con riluttanza e travolto dalle critiche in casa: sia il suo partito che l'opposizione lo hanno criticato per essere un "vassallo", per non difendere la sovranità di Israele e del suo popolo che continua a subire gli attacchi di Hezbollah.
Gli scontri continuano
Nonostante l'accordo con Trump, gli scontri infatti continuano: Israele ha condotto vari raid in Libano, mentre Hezbollah ha rivendicato la responsabilità degli attacchi avvenuti dopo il cessate il fuoco annunciato dal presidente americano. In questo contesto di alta tensione, Libano e Israele sono tornati a sedersi per un nuovo round di trattative a Washington, sotto l'egida degli Stati Uniti.
L'amministrazione Trump è consapevole che le due partite sono sempre più incrociate e non può permettersi che Israele, suo alleato di ferro contro l'Iran, possa far deragliare i negoziati in corso. Il «piccolo intoppo» in Libano, così come il commander-in-chief lo ha definito, è "stato risolto rapidamente" e si continua a lavorare a un'intesa che potrebbe avvenire nel corso della «prossima settimana» ha detto Trump. Gli Stati Uniti sono in attesa della risposta di Teheran alla loro ultima proposta inviata venerdì. Il frammentato regime iraniano «sta riscontrando problemi di comunicazione. Possono trascorrere oltre sei giorni per ricevere una risposta dall'Iran» ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio durante un'infuocata audizione in Senato.

