Fabrizio Corona entra in politica e prova a farlo rompendo, almeno nella forma e nelle intenzioni, gli schemi tradizionali. Alle 21 di lunedì 14 settembre, durante la nuova puntata di Falsissimo trasmessa sulla sua piattaforma digitale, ha annunciato la nascita di «Per la Verità», il movimento con il quale punta a trasformare la vasta comunità costruita sul web in consenso politico. Nessun congresso, nessuna conferenza stampa, nessuno studio televisivo: Corona ha scelto di presentarsi direttamente al proprio pubblico e ha assicurato che non si tratta di una provocazione. L’obiettivo lo sintetizza in una frase: «Voglio entrare dentro il potere per essere l’antisistema».

Dietro la formula provocatoria comincia però a intravedersi un’offerta politica. Immigrazione, intelligenza artificiale, lavoro, over 50, famiglia, scuola, sanità, fisco, prostituzione, droghe, giustizia e carceri sono i primi capitoli di un programma ancora privo di una struttura organica, ma con una caratteristica già evidente: Corona prova a tenere insieme posizioni che nella politica italiana appartengono normalmente a culture e schieramenti differenti.

«Non esistono più i partiti»: la frattura tra sistema e antisistema

È probabilmente questa la chiave politica più interessante di «Per la Verità». Corona non cerca, almeno per ora, una collocazione nel centrodestra o nel centrosinistra, ma prova a sostituire alla tradizionale divisione tra destra e sinistra un’altra linea di frattura: sistema contro antisistema, rappresentati contro non rappresentati.

«Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta», sostiene. Le formazioni politiche sarebbero diventate «delle casacche» che «si muovono esattamente come delle aziende», sempre più dipendenti dalla comunicazione digitale e dalla capacità di «cavalcare l’algoritmo».

Nel mirino entra anche il governo di centrodestra. «Ha basato tutta la sua campagna elettorale su tre parole: Dio, patria, famiglia», afferma Corona, prima di accusarlo di avere tradito proprio quei principi e domandare: «La famiglia? Che cosa ha fatto questo governo per la famiglia?».

«Io sono il nuovo Berlusconi»

Il riferimento scelto per raccontare la propria discesa in campo è Silvio Berlusconi. Corona richiama esplicitamente il 1994 e la trasformazione dell’imprenditore in leader politico: «Berlusconi, quando è sceso in campo, ha detto una cosa che era giusta. Ha fatto l’imprenditore, ha costruito una marea di aziende e siccome è stato capace di costruire le aziende sue, avrebbe saputo gestire l’azienda dello Stato, perché lo Stato è un’azienda».

Poi la frase destinata a diventare il manifesto mediatico della serata: «Io sono il nuovo Berlusconi».

Corona spiega anche il senso che attribuisce al paragone: «Perché lui era bravo a fare l’imprenditore e quindi ha deciso di scendere in politica. In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per fare i soldi al nostro Paese».

L’autorappresentazione scelta da Corona non consente di assimilare percorsi imprenditoriali, politici e storici profondamente differenti. Il modello che rivendica è però chiaro: l’outsider che entra nella politica senza provenire dai partiti e tenta di trasformare notorietà, capacità comunicativa e rapporto diretto con il pubblico in forza elettorale.

Immigrazione: rigore sugli irregolari, apertura a chi viene per lavorare

Sull’immigrazione Corona propone una linea severa nei confronti dell’irregolarità: «Via gli immigrati che non sono regolari, che violano il concetto di legge, che non possono stare secondo la legge all’interno di questo Paese. Basta applicare la legge».

Ma alla richiesta di maggiore rigore accompagna una posizione molto diversa verso l’immigrazione legale e qualificata: «Se è un ingegnere indiano che può aiutarci, qua, vieni, ti accogliamo. Sei un medico egiziano? Vieni. Ti paghiamo tutto quello che vuoi. Sei un cuoco senegalese? Vieni, ti accogliamo».

La distinzione è dunque tra irregolarità e immigrazione regolare legata al lavoro, con un’impostazione selettiva che punta ad attrarre professionalità considerate utili al sistema produttivo e ai servizi.

Lavoro e intelligenza artificiale, il primo terreno di intervento

Il rapporto tra occupazione e intelligenza artificiale è uno dei temi sui quali Corona insiste maggiormente, soprattutto guardando alle nuove generazioni. «Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani? Cosa stiamo facendo per la nuova classe dirigente?», domanda, sostenendo che la politica non stia offrendo risposte adeguate.

Poi indica quella che presenta come una delle priorità di «Per la Verità»: «L’uso dell’intelligenza artificiale è il primo provvedimento che un movimento Per la Verità, che significa libertà, deve sostenere: impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro».

Non vengono ancora indicati gli strumenti legislativi attraverso i quali raggiungere l’obiettivo. Il principio politico è però definito: l’innovazione tecnologica non dovrebbe tradursi in una sostituzione indiscriminata del lavoro umano.

La stessa preoccupazione viene trasferita alla scuola. Corona immagina il rischio di un sistema nel quale «i poveri manderanno i figli a scuola davanti a un tablet», assistiti dall’intelligenza artificiale, mentre «i ricchi, che sono sempre più ricchi, si potranno permettere un tutor personale qualificato». Uno scenario che, secondo lui, produrrebbe «un dislivello totale tra i ricchi, che arriveranno sempre più in alto, e i poveri che scenderanno sempre più in basso».

È una previsione personale, non la descrizione di una riforma esistente, ma introduce nel programma un tema tipicamente sociale: impedire che la rivoluzione tecnologica allarghi ulteriormente le disuguaglianze.

Over 50 e padri separati, le categorie da riportare al centro

Corona individua poi negli over 50 una fascia della popolazione penalizzata dal mercato del lavoro e propone un intervento diretto sulle imprese: «Perché non inseriamo l’obbligo alle aziende di assumere degli over 50, che oggi possono essere delle risorse, anche se non sono nati nell’era digitale?».

Tra le categorie alle quali intende rivolgersi inserisce anche i padri separati in condizioni di difficoltà economica: «Aiutiamo i padri separati». Una questione complessa, che non può naturalmente essere generalizzata perché dipende dalle condizioni economiche delle famiglie e dai singoli provvedimenti giudiziari, ma che Corona sceglie esplicitamente di inserire nella propria agenda.

Prostituzione e droghe, la componente libertaria

È su questi temi che «Per la Verità» si allontana più nettamente da una possibile collocazione nella destra tradizionale. «Noi, come Movimento Per la Verità, siamo liberali, siamo veri», afferma Corona.

Sulla prostituzione propone una regolamentazione capace anche di generare entrate per lo Stato: «Vogliamo che la prostituzione diventi un business, che faccia guadagnare lo Stato come in Svizzera».

Sulle droghe indica invece la strada di una legalizzazione generalizzata. Non specifica tuttavia distinzioni tra sostanze, modalità di vendita, limiti, controlli o disciplina sanitaria. Allo stato si tratta quindi di un indirizzo politico, non ancora di una proposta legislativa definita.

Fisco, sanità, giustizia e carceri

Nel rapporto tra cittadini e Stato emerge un’altra delle apparenti contraddizioni del progetto. Corona attacca duramente il peso della tassazione e la sproporzione che, a suo giudizio, esisterebbe tra quanto viene chiesto ai contribuenti e i servizi restituiti.

Allo stesso tempo reclama però un intervento pubblico più efficace nella sanità, denunciando le liste d’attesa, e una maggiore protezione sociale sul lavoro. Non emerge quindi un’impostazione liberista classica: lo Stato dovrebbe arretrare quando tassa e controlla, ma tornare forte quando deve garantire servizi, lavoro e diritti.

Sulla giustizia Corona annuncia invece una riforma ancora tutta da definire: «Arriverò io a riformarla e finalmente potrò dare una mano anche ai detenuti».

L’originalità non è nelle proposte, ma nella loro combinazione

È qui che il progetto assume una fisionomia politicamente più interessante. Nessuno dei temi affrontati da Corona è realmente nuovo. L’elemento originale, se «Per la Verità» riuscirà a trasformarsi in un movimento organizzato, sta piuttosto nel tentativo di costruire lo stesso elettorato attraverso parole d’ordine che normalmente appartengono a campi diversi.

Rigore sull’immigrazione e legalizzazione delle droghe; difesa della famiglia e regolamentazione della prostituzione; critica allo Stato fiscale e richiesta di maggiore intervento pubblico per proteggere il lavoro; attenzione agli over 50 e ai padri separati insieme alla denuncia delle disuguaglianze sociali; apertura agli immigrati qualificati e opposizione alla sostituzione dei lavoratori attraverso l’intelligenza artificiale.

Corona prova insomma a parlare contemporaneamente all’elettore conservatore sulla sicurezza, al libertario sui diritti individuali, al lavoratore che teme l’automazione, al cinquantenne espulso dal mercato e al giovane che teme di non riuscire neppure a entrarci.

È una miscela che contiene evidenti tensioni e che dovrà essere trasformata in proposte legislative coerenti. Ma consente già di comprendere il tentativo: non costruire una nuova destra o una nuova sinistra, bensì intercettare segmenti di elettorato accomunati più dalla sfiducia verso il sistema politico che da una stessa appartenenza ideologica.

«Voglio entrare dentro il potere per essere l’antisistema», dice Corona. È probabilmente la frase che meglio riassume l’intera operazione.

Il precedente dell’11% e la soglia del 3%

Sullo sfondo c’è anche una rilevazione realizzata nei mesi scorsi dall’Osservatorio Delphi, in collaborazione con Piave Digital Agency e commissionata a febbraio, che attribuiva un potenziale dell’11% a un ipotetico partito guidato da Fabrizio Corona.

È un numero da maneggiare con cautela. All’epoca «Per la Verità» non esisteva ancora e quel risultato non può essere trasformato automaticamente in un’intenzione di voto per il movimento presentato il 14 settembre.

Corona stesso indica adesso un primo banco di prova molto più basso: «Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno». E individua nel superamento del 3% la soglia oltre la quale, secondo lui, la sua presenza comincerebbe a diventare politicamente rilevante.

Saranno eventualmente sondaggi realizzati dopo l’annuncio, con istituto, campione, metodologia e formulazione della domanda verificabili, a dire se esista davvero un «elettorato Corona».

Perché una comunità digitale non è automaticamente una comunità politica, un follower non equivale a un elettore e una visualizzazione non diventa necessariamente un voto. Ma se «Per la Verità» dovesse effettivamente raggiungere percentuali significative, la domanda più importante non sarebbe soltanto quanto vale Fabrizio Corona.

Sarebbe soprattutto capire a chi porta via i voti.