«Sulla base degli elementi a disposizione Stasi andava assolto». Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato, entra nel dibattito sul delitto di Garlasco con una presa di posizione destinata a far discutere. Secondo l’autore, Alberto Stasi, condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi, non avrebbe dovuto essere riconosciuto colpevole. E a sostegno della propria valutazione richiama un particolare della storia processuale che considera decisivo: la modifica del codice di procedura penale intervenuta nel 2017.

Carofiglio ha ammesso di seguire con grande interesse gli sviluppi del caso e di aver approfondito personalmente alcuni atti e ricostruzioni giudiziarie. «Quello che è successo a Garlasco è incredibile», ha dichiarato, aggiungendo una frase ancora più pesante quando gli è stato chiesto se nella vicenda siano stati commessi troppi errori: «Speriamo che siano stati solo errori».

«Stasi andava assolto»: perché Carofiglio contesta la condanna

Il ragionamento dello scrittore parte dalle prime due sentenze, entrambe favorevoli ad Alberto Stasi. L’ex fidanzato di Chiara Poggi venne infatti assolto in primo grado e nel primo processo d’appello, prima che la Cassazione annullasse l’assoluzione e disponesse un nuovo giudizio, concluso con la condanna a sedici anni di reclusione.

Carofiglio ritiene che gli elementi disponibili avrebbero dovuto condurre a una decisione assolutoria, come era avvenuto nelle prime due fasi del procedimento.

L’ex magistrato ha poi ricordato una modifica legislativa successiva alla condanna di Stasi: «Pochi ricordano che nel 2017 è stata modificata la norma del codice di procedura penale che disciplina il ricorso in Cassazione: da allora non è più possibile farlo per ragioni attinenti alla motivazione, nel caso di sentenze di assoluzione in primo e in secondo grado».

Secondo Carofiglio, applicando quella disciplina al procedimento di Garlasco, Stasi non sarebbe stato sottoposto al nuovo processo d’appello che portò alla condanna.

Si tratta di una valutazione giuridica riferita a una norma entrata in vigore dopo i fatti processuali. Non modifica automaticamente la sentenza definitiva, ma introduce un interrogativo sul diverso esito che il procedimento avrebbe potuto avere con le regole attuali.

Andrea Sempio è il colpevole? La risposta dell’ex magistrato

La posizione di Carofiglio su Stasi non si traduce in un’accusa nei confronti di Andrea Sempio, al centro della nuova inchiesta della Procura di Pavia.

Quando gli è stato chiesto se ritenga possibile che sia stato Sempio a uccidere Chiara Poggi, lo scrittore ha risposto senza esitazioni: «Non mi azzarderei lontanamente a dirlo».

Una distinzione fondamentale: sostenere che le prove raccolte contro Stasi non fossero sufficienti per condannarlo non significa attribuire automaticamente la responsabilità del delitto a un’altra persona.

Carofiglio, dunque, mette in discussione il percorso che ha portato alla condanna, ma non indica un colpevole alternativo. Continua a leggere su La Capitale.