Per Dario Redaelli sulla scena del crimine non esistono elementi che indichino un approccio respinto. Chiara avrebbe aperto volontariamente la porta al suo assassino e la discussione sarebbe cominciata in cucina
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Chiara Poggi conosceva la persona che entrò nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007 e sarebbe stata lei ad aprirle la porta. È questa la ricostruzione richiamata da Dario Redaelli, consulente tecnico della famiglia Poggi, che contesta invece l’ipotesi di un approccio sessuale respinto come possibile movente dell’omicidio.
«Su quella scena del crimine non c’è alcun elemento che faccia pensare a un approccio sessuale e, quindi, a un movente di questo tipo», sostiene Redaelli. Una posizione netta che interviene su uno dei possibili scenari presi in considerazione nell’ambito delle nuove indagini sul delitto di Garlasco.
Per il consulente, né le condizioni nelle quali venne ritrovato il corpo di Chiara né gli altri elementi presenti nell’abitazione indirizzerebbero verso un’aggressione scatenata da un’avance rifiutata. La dinamica, secondo la ricostruzione richiamata da Redaelli, sarebbe cominciata in maniera completamente diversa: Chiara apre la porta a qualcuno che conosce, lo lascia entrare e il diverbio inizia in cucina.
«Nessun elemento fa pensare a un approccio sessuale»
Redaelli parte dalla scena del crimine. È lì, secondo il consulente, che l’ipotesi di un movente sessuale non troverebbe conferme. «Su quella scena del crimine non c’è alcun elemento che faccia pensare a un approccio sessuale», ribadisce.
Una valutazione che comprende sia le condizioni del corpo della vittima sia ciò che venne trovato all’interno della villetta.
Il consulente invita inoltre a non dimenticare il punto giudiziario dal quale il caso riparte: esiste una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. «Non dobbiamo dimenticare che esiste una sentenza passata in giudicato che ha cristallizzato questa situazione. È da lì che dobbiamo partire tutti, non soltanto noi consulenti tecnici della famiglia Poggi».
Le nuove indagini possono quindi approfondire scenari ed elementi emersi successivamente, ma per Redaelli il quadro già stabilito giudiziariamente resta il punto di partenza.
Chiara avrebbe aperto la porta al suo assassino
La parte più interessante della ricostruzione riguarda però i primi momenti di quanto accadde all’interno della casa. Secondo lo scenario richiamato dal consulente, Chiara non si sarebbe trovata davanti uno sconosciuto entrato con la forza. Avrebbe invece aperto la porta a una persona conosciuta, permettendole di entrare.
Il confronto tra i due sarebbe poi iniziato in cucina. È un particolare importante perché sposta l’attenzione sul rapporto tra Chiara e chi si trovava davanti a lei quella mattina. Se la giovane aprì volontariamente la porta, l’assassino doveva essere una presenza che non provocava in lei un’immediata sensazione di pericolo. Da quel momento sarebbe nato il diverbio che avrebbe poi preceduto l’aggressione mortale.
Andrea Sempio frequentava casa Poggi, ma quale rapporto aveva con Chiara?
Redaelli affronta anche la posizione dell’attuale indagato, Andrea Sempio, e distingue la sua frequentazione della villetta da un vero rapporto personale con Chiara.
Sempio conosceva la famiglia ed entrava in casa Poggi perché amico di Marco, il fratello di Chiara. Secondo il consulente, però, questo non dimostra che tra Andrea e la ragazza esistesse una frequentazione diretta.
Il punto diventa particolarmente rilevante proprio davanti all’ipotesi dell’approccio respinto: per sostenere uno scenario del genere bisognerebbe comprendere quale rapporto esistesse realmente tra i due e quali elementi possano indicare un interesse personale nei confronti della giovane. Redaelli non ritiene sufficienti neppure le telefonate effettuate nei giorni precedenti all’omicidio. Continua a leggere su La Capitale.



