La situazione in Medio Oriente resta estremamente fluida e al centro c’è ancora il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che continua a inviare segnali contraddittori sul conflitto con l’Iran. Da un lato si dice pronto a incontrare persino Mojtaba Khamenei pur di raggiungere un accordo che garantisca la rinuncia di Teheran all’arma nucleare; dall’altro non esclude che il blocco navale dello Stretto di Hormuz possa protrarsi fino a settembre. Secondo Trump, un’intesa potrebbe arrivare già nel fine settimana, ma le sue dichiarazioni oscillanti alimentano dubbi sia tra gli alleati sia all’interno delle istituzioni americane.

Proprio questa incertezza ha spinto la Camera dei Rappresentanti a votare una risoluzione sui poteri di guerra che obbligherebbe il presidente a ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire le operazioni militari contro l’Iran oppure a interromperle. Il testo, approvato con il sostegno di tutti i democratici e di quattro repubblicani, rappresenta un chiaro segnale politico di crescente insoddisfazione nei confronti della gestione della crisi da parte della Casa Bianca. La misura dovrà ora passare al Senato.

Sul terreno, intanto, la tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile. Gli scontri indiretti proseguono e il recente bombardamento dell’aeroporto di Kuwait City ha riacceso i timori di un’escalation. Negli ambienti dell’intelligence occidentale cresce la preoccupazione che il confronto possa trasformarsi in un conflitto di lunga durata, simile a quello in Ucraina, con conseguenze imprevedibili per l’intera regione.

Parallelamente, arriva però un segnale di distensione sul fronte israelo-libanese. Israele e Libano hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per rinnovare il cessate il fuoco sotto la mediazione degli Stati Uniti. L’intesa prevede la creazione di zone di sicurezza nel sud del Libano sotto il controllo esclusivo delle Forze Armate libanesi, con l’esclusione di Hezbollah e di qualsiasi altro attore armato non statale. L’accordo è subordinato alla cessazione completa delle attività militari di Hezbollah e al ritiro dei suoi combattenti dall’area a sud del fiume Litani.

Le due delegazioni, riunite a Washington per due giorni di colloqui, hanno inoltre concordato di tornare al tavolo negoziale nella settimana del 22 giugno con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un accordo complessivo di pace e sicurezza. Nella dichiarazione congiunta, Israele, Libano e Stati Uniti hanno ribadito che il futuro delle relazioni tra i due Paesi dovrà essere deciso esclusivamente dai rispettivi governi sovrani, respingendo interferenze esterne e facendo un implicito riferimento all’influenza iraniana su Hezbollah.

Resta invece drammatica la situazione nella Striscia di Gaza. Secondo fonti dell’ospedale al-Shifa citate da Al Jazeera, un raid aereo israeliano contro un edificio residenziale a Gaza City ha provocato almeno nove morti, tra cui quattro bambini. Nella stessa area sarebbero stati condotti quattro attacchi simultanei, che hanno causato incendi e numerosi feriti, comprese donne e minori. Secondo le fonti locali, la popolazione non avrebbe ricevuto alcun preavviso prima dei bombardamenti.

Tra tentativi di negoziato, nuove tregue e combattimenti che continuano su più fronti, il Medio Oriente resta dunque sospeso tra la prospettiva di una de-escalation e il rischio concreto di un allargamento del conflitto.