Il governatore lombardo non esclude più un cambio al vertice e si muove insieme a Zaia, Fedriga e Fugatti per riportare la Lega verso il Nord e l’autonomismo. Intorno a Salvini reagisce il gruppo cresciuto politicamente con lui, dagli anni di Radio Padania alla trasformazione nazionale del Carroccio
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La battaglia per la Lega del dopo Salvini non è più una discussione sussurrata nei corridoi di via Bellerio. Da quando Attilio Fontana ha pronunciato pubblicamente le parole che fino a poche settimane fa nessun dirigente di primo piano avrebbe osato dire, spiegando che davanti alla crisi del partito «nessuna soluzione va esclusa a priori», compreso un passo indietro del segretario, dentro il Carroccio è cominciata una guerra sempre meno sotterranea.
Da una parte si muove l’asse del Nord, con Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti intenzionati a recuperare territori, autonomismo e identità settentrionale dopo gli anni della trasformazione nazionale voluta da Salvini. Dall’altra c’è il gruppo che intorno all’attuale vicepremier ha costruito negli ultimi dieci anni carriere, incarichi e peso politico. Sono i fedelissimi che intervengono ogni volta che il segretario finisce sotto attacco e che in queste ore hanno nuovamente formato un muro intorno al leader.
L’ex ministro Roberto Castelli, leghista della prima ora e uomo cresciuto politicamente con Umberto Bossi, ha trovato una definizione molto meno elegante. Li chiama il «cerchio magico» di Salvini e li descrive come «ex ragazzotti» preoccupati soprattutto del proprio futuro, persone che a suo giudizio non avrebbero «mai visto un lavoro vero». L’attacco fotografa perfettamente la posta in gioco: la guerra che sta attraversando la Lega riguarda certamente l’identità del partito, ma a poco più di un anno dalle Politiche del 2027 riguarda inevitabilmente anche chi avrà il potere di compilare le liste elettorali.

