L'Iran è sommerso da così tanto petrolio invenduto «che sta cercando affannosamente nuovi modi per stoccarlo, nella speranza di evitare un paralizzante arresto della produzione, mentre il blocco navale statunitense blocca le sue esportazioni e i negoziati per porre fine alla guerra rimangono in una fase di stallo». È quanto scrive il 'Wall Street Journal' sottolineando che Teheran «sta riattivando siti abbandonati, utilizzando container improvvisati e cercando di spedire il greggio su rotaia verso la Cina» per far fronte al troppo greggio. «Queste misure insolite - scrive il quotidiano economico Usa - puntano a ritardare una crisi infrastrutturale e a smorzare la pressione di Washington» in un momento di stallo nello Stretto di Hormuz.

La guerra tra Stati Uniti e Iran, rileva il 'Wsj', «si è trasformata in una corsa per vedere se a cedere per prima sarà l’industria petrolifera di Teheran o i consumatori globali di energia. Ogni barile che non può lasciare il Paese attraverso i normali canali di esportazione deve andare da qualche parte: in un serbatoio, su una nave, in un sito di stoccaggio improvvisato - o rimanere sottoterra. L'Iran spera di evitare il rischio di dover chiudere i rubinetti e aggravare le perdite di entrate», ha affermato Sanam Vakil, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa presso Chatham House, un think tank londinese apartitico. «La chiusura aumenterà la pressione e stimolerà i negoziati», ha detto Vakil.