Dopo la denuncia annunciata da Corona a Mediaset per «tentata estorsione», arriva la risposta: azioni
risarcitorie per 160 milioni e un comunicato durissimo sulla «violenza verbale inaudita».
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Fabrizio Corona apre la giornata annunciando di aver “deciso di denunciare Mediaset per tentata estorsione”. Mediaset la chiude rispondendo con una causa civile da 160 milioni. In mezzo c’è la fotografia di uno scontro che non somiglia più a una polemica da palinsesto, ma a un braccio di ferro frontale: comunicati, avvocati, piattaforme digitali, richieste
di rimozione, soldi pesanti e – soprattutto – la decisione di trasformare il caso Corona in una partita di sistema.
La miccia, stavolta, è accesa dallo stesso Corona. Il suo legale, Ivano Chiesa, spiega che la “tentata estorsione” consisterebbe nelle missive che, in questi giorni, Mediaset avrebbe inviato ai gestori dei locali pubblici. Missive che, nella lettura della difesa, suonerebbero come un avvertimento: presidiare le condotte degli ospiti delle serate per evitare comportamenti offensivi. Il nome di Corona, viene sottolineato, non sarebbe scritto. Ma il riferimento, secondo Chiesa, sarebbe evidente. Da qui l’annuncio della denuncia alla Procura di Milano.
È un’uscita che arriva in un momento in cui la presenza pubblica di Corona è già stata colpita duro. Dopo l’oscuramento dei suoi profili social e dopo che un giudice ha ordinato la rimozione di contenuti su Alfonso Signorini, l’ex agente fotografico tenta in mattinata una breve riapparizione online. Ma viene nuovamente oscurato dalle piattaforme digitali, che lo avevano “cancellato” richiamandosi a violazioni legate a diritto d’autore, dignità personale, privacy e contrasto ai messaggi d’odio. Il messaggio, per chi lo deve leggere, è fin troppo chiaro: la rete non è più un terreno libero e il megafono principale si è ridotto, quando non spento.
In questo contesto si inseriscono anche le ricostruzioni che arrivano da ambienti vicini a Cologno. Fonti definite attendibili sostengono che Mediaset potrebbe valutare una controquerela per calunnia, perché non sarebbe chiaro dove si collochi il reato di estorsione o tentata estorsione. Nella stessa lettura, quelle missive sarebbero un richiamo generale alle responsabilità di chi organizza e promuove eventi, non un veto. Anzi: si fa notare che, in quel video, l’avvocato di Corona riconoscerebbe di fatto il rischio che il suo assistito possa diffamare. E che, proprio per questo, i locali potrebbero scegliere autonomamente di non ospitarlo, per timore di finire nel tritacarne legale e mediatico, senza bisogno di alcun divieto formale.
Il punto è che, nel giro di poche ore, la questione smette di essere una schermaglia e diventa un assedio. Perché la replica di Mediaset non è una smentita: è un atto di forza. In serata arriva un comunicato durissimo, con una cifra – 160 milioni – che da sola basta a far capire il livello della partita. E soprattutto con un fronte che non è “solo l’azienda”, ma un blocco che si allarga ai vertici e ai volti più noti.
Secondo quanto viene fatto sapere, insieme a Mediaset e a Mfe – Mediaforeurope, si associano all’azione civile i soggetti indicati come lesi: Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi, Samira Lui. È un elenco che ha un valore simbolico prima ancora che legale: significa che il gruppo non sta difendendo un singolo, ma l’intero perimetro della propria immagine. E intende portare lo scontro fuori dal rumore dei format e dentro un’aula, con una richiesta risarcitoria che mira a essere anche deterrente.
Da Adinolfi a Cicalone, passando per Corona: il partito di Vannacci cerca ossigeno tra influencer, suggestioni e reclute in ParlamentoIl comunicato di Mediaset, nelle parole, non lascia spazio a interpretazioni morbide:
«Quanto diffuso dal progetto Falsissimo e da Fabrizio Corona, attraverso una violenza verbale inaudita, costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte. Per queste ragioni, i singoli soggetti lesi, insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope, hanno deciso di promuovere azioni civili risarcitorie, per un importo complessivo di 160 milioni di euro, nei confronti di Fabrizio Corona e delle società a lui riconducibili, per danni reputazionali e patrimoniali. Il Gruppo si riserva inoltre di agire verso chi, a vario titolo, incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente tali contenuti».
Non è solo un attacco a Corona: è un attacco al “metodo”, così come viene descritto dal gruppo. Mediaset insiste sulla natura organizzata e sistematica del meccanismo e sulla monetizzazione della narrazione. E lo fa con un passaggio che prova a spostare il baricentro: non più “gossip” ma un modello di business basato sull’odio e sulla menzogna. Anche qui, il testo è esplicito e politicamente pesante:
«Non si tratta di gossip, né di pettegolezzo. Si tratta di un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro. Su questa campagna d'odio Corona monetizza migliaia di euro ogni settimana -sottolinea Mediaset-. Mediaset e Mfe agiranno in ogni sede per contrastare questo meccanismo. Che può colpire chiunque, persone note e cittadini comuni. Con una differenza sostanziale: mentre un grande gruppo come il nostro può permettersi strumenti di tutela adeguati, moltissime persone non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi».
E poi c’è l’ultima stoccata, quella che punta a dare un senso “pubblico” alla scelta: l’eventuale destinazione delle somme a un fondo per spese legali in favore di vittime di reati specifici e cyberbullismo. Mediaset scrive:
«Per questo motivo – conclude la nota -, le somme eventualmente riconosciute dal giudice a titolo risarcitorio in questo procedimento saranno destinate alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo. Le persone, tutte le persone, devono potersi difendere sempre da questi crimini odiosi».
Il quadro, a fine giornata, è questo: Corona prova a rovesciare la partita parlando di estorsione e puntando il dito contro le lettere ai locali; Mediaset risponde portando lo scontro sul terreno più pesante possibile, con una richiesta economica monstre e un’azione che coinvolge non solo l’azienda, ma anche nomi e volti che rappresentano il cuore del gruppo. Sullo sfondo resta la questione decisiva: se i social vengono chiusi e i contenuti rimossi, la guerra si sposta altrove. E adesso quel “altrove” ha un numero scritto sopra, grande come un cartellone: 160 milioni.



