VIDEO | L’obiettivo è costruire un base sulla superficie lunare per creare un trampolino per Marte. C’è anche un pezzo di industria italiana (e di Calabria) nell’impresa
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Dopo una pausa lunga 54 anni, quattro astronauti sono di nuovo in viaggio verso la Luna per aprire una nuova pagina dell’era spaziale.
Questa volta, però, l'obiettivo è costruire una base sulla superficie lunare, desinata a diventare un trampolino per le future missioni su Marte, come ha detto l’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman.
Dopo il lancio del razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center, avvenuto nella notte in condizioni meteo perfette e che ha tardato dieci minuti per problemi tecnici rapidamente risolti, la navetta Orion si è separata dallo stadio superiore del lanciatore.
Sta quindi viaggiando in modo autonomo, grazie al modulo di servizio realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea e al quale l’Italia ha contribuito con la sua industria (e nella missione c’è un pezzo di Calabria, vista la collaborazione dell’Unical).
Orion è ancora nell’orbita terreste e al comando c’è il veterano della Nasa Reid Wiseman. Con il pilota Victor Glover e con Christina Koch, anche loro della Nasa, e insieme a Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese Csa, hanno eseguito i primi test sui sistemi della navetta, in costante collegamento con il centro di controllo della missione a Houston. Sono seguiti anche dall’Europa, con il centro di controllo dell’Esa presso l’Estec, nei Paesi Bassi.
I test, previsti per un’intera giornata dal lancio, sono indispensabili per poter compiere in sicurezza tutte le manovre necessarie a immettersi nella traiettoria che porterà Orion e il suo equipaggio verso la Luna. Per la prima volta dal 1972, anno dell’ultima missione del programma Apollo, degli astronauti potranno vedere da vicino la Luna. L’equipaggio di Artemis 2 percorrerà una sola orbita lunare e nel suo viaggio di tre giorni potrebbe spingersi nel punto più distante dalla Terra mai raggiunto.
Una volta arrivati nell’orbita lunare, passeranno sul lato nascosto della Luna per prendere la spinta necessaria per il viaggio di ritorno, che richiederà altri tre giorni.
È una missione di test che per la Nasa è destinata a fare da apripista verso l’arrivo del primo equipaggio sul suolo lunare e conquistare così il primato nella corsa alla Luna che si è aperta da tempo con la Cina. È anche una missione simbolica, che ha come protagonisti il primo uomo di colore, la prima donna e il primo non americano a raggiungere l’orbita lunare. Con loro c’è Rise, l’indicatore di gravità che ha cominciato a fluttuare nella navetta non appena raggiunta l’assenza di peso. Al suo interno gli astronauti hanno inserito la memory card con i nomi di oltre 6,5 milioni di persone che hanno partecipato all’iniziativa ‘Manda il tuo nome con Artemis’. Il disegno, i colori e il nome si ispirano al sorgere della Terra osservato nel 1968 dall’orbita lunare, nella missione Apollo 8.
La scelta non è casuale perché Artemis II è considerata dalla Nasa una missione gemella dell’Apollo 8 in quanto tutte e due sono rimaste nell’orbita lunare per aprire la strada all’allunaggio.
Contrariamente ad allora, il ritorno alla Luna si apre con un respiro internazionale perché è stata l’Europa a realizzare il cuore della navetta Orion, ossia il Modulo di Servizio Europeo (Esm) che fornisce propulsione, aria e acqua agli astronauti, garantisce elettricità attraverso i suoi quattro pannelli solari e controlla la temperatura. È il risultato del lavoro di un consorzio di aziende di 13 Paesi europei. Fra questi c’è l’Italia, con la Thales Alenia Space (Thales-Leonardo).

