La Corte d'Appello di Bologna ha confermato il risarcimento ridotto per la donna: i giudici hanno considerato la separazione di fatto e la nuova relazione sentimentale. La donna dovrà pagarne anche 18mila di spese
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Era morto a 57 anni in un incidente stradale nel Bolognese, lasciando quattro figli. La compagnia assicurativa aveva riconosciuto ai tre figli maggiorenni nati dal primo matrimonio circa 285mila euro ciascuno e 60mila euro alla figlia minorenne avuta dalla seconda moglie. Alla donna, invece, non era stato inizialmente riconosciuto alcun risarcimento.
La moglie, che al momento della tragedia era già da tempo in una fase di separazione dal marito e si trovava in Germania con il nuovo compagno, ha quindi fatto causa all'assicurazione chiedendo oltre 300mila euro per il danno non patrimoniale derivante dalla morte del coniuge.
I giudici le hanno riconosciuto soltanto 40mila euro, somma già stabilita in primo grado e confermata dalla Corte d'Appello di Bologna. E, a rendere ancora più ridotto il risultato economico della causa, è arrivata anche la condanna al pagamento di 18mila euro di spese legali. La storia è ricostruita in un articolo del Corriere della Sera.
Il marito muore nell'incidente: la responsabilità è dell'altro conducente
L'uomo era morto nel 2021 in seguito a un incidente stradale avvenuto in provincia di Bologna. La responsabilità del sinistro era stata attribuita interamente al conducente dell'auto che lo aveva travolto.
La compagnia assicurativa aveva quindi proceduto alla liquidazione dei danni nei confronti dei quattro figli della vittima. La seconda moglie, invece, era rimasta esclusa dal risarcimento.
La donna ha contestato la decisione davanti ai giudici, chiedendo un risarcimento superiore ai 300mila euro. In primo grado le erano stati riconosciuti 40mila euro per il danno non patrimoniale. La seconda sezione civile della Corte d'Appello di Bologna, con i giudici Fiore, Rossi e Gaudioso, ha ora confermato quella quantificazione.
Il matrimonio durava da oltre trent'anni
A determinare l'importo, secondo la sentenza, è stata soprattutto la situazione concreta del rapporto tra i coniugi al momento della morte.
Il matrimonio durava da più di trent'anni, ma negli ultimi anni la relazione era entrata in una fase di profonda crisi. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, nel 2020 il marito, racconta il Corriere della Sera, aveva scoperto che la moglie aveva riallacciato i rapporti con un vecchio conoscente residente in Germania.
La vicenda aveva provocato una profonda frattura all'interno della famiglia. La donna aveva quindi lasciato la casa coniugale e si era trasferita in Germania, dove aveva iniziato una nuova relazione.
Nel frattempo i coniugi avevano avviato le pratiche per la separazione personale. Al momento dell'incidente, dunque, la donna non viveva più con il marito e si trovava all'estero presso il nuovo compagno.
Per i giudici il legame affettivo era ormai compromesso
È proprio questo insieme di circostanze ad aver inciso sulla valutazione della Corte d'Appello.
Nella sentenza viene evidenziato come il rapporto matrimoniale fosse ormai profondamente deteriorato e come la separazione di fatto fosse accompagnata da una relazione sentimentale stabile della donna con un'altra persona.
I giudici hanno ritenuto che il vincolo affettivo tra i coniugi si fosse «reciso irrimediabilmente», considerando anche il fatto che la moglie si trovasse in Germania con il nuovo compagno quando il marito è morto.
Nel corso del processo sono inoltre emersi altri elementi relativi alla crisi familiare. Poco prima dell'incidente, la donna aveva presentato anche due querele nei confronti del marito.
Il danno morale e il rapporto tra i coniugi
La questione affrontata dalla Corte riguarda il danno non patrimoniale, cioè il pregiudizio di natura morale derivante dalla perdita di una persona con la quale esisteva un legame affettivo.
In presenza del rapporto matrimoniale, secondo la giurisprudenza richiamata nella sentenza, esiste una presunzione di particolare intensità del vincolo affettivo. Non si tratta però di una presunzione assoluta, secondo quanto ricostruito dal Corriere: può essere superata quando emergono elementi concreti che dimostrano una situazione familiare profondamente diversa.
Tra gli elementi che possono assumere rilievo vengono indicati, in particolare, una relazione extraconiugale stabile e una separazione di fatto.
Nel caso esaminato dalla Corte d'Appello di Bologna, questi elementi hanno portato i giudici a confermare i 40mila euro di risarcimento, ritenendo non giustificata la somma superiore ai 300mila euro richiesta dalla donna.
La cifra, tuttavia, viene ulteriormente ridimensionata dalle 18mila euro di spese legali poste a suo carico. La vicenda giudiziaria si conclude così con un risarcimento che, al netto delle spese, lascia alla donna una somma di circa 22mila euro.

