La testimonianza di Massimiliano Strappetti, l’infermiere che per anni è stato accanto a Bergoglio e che lo ha accompagnato fino alla fine: «Era esausto ma felice come un bambino con un vasetto di cioccolata»
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Certe testimonianze arrivano in punta di piedi eppure lasciano un segno più profondo di molti discorsi ufficiali. Quella di Massimiliano Strappetti, l’infermiere che per anni è stato accanto a Papa Francesco e che tutti hanno imparato a riconoscere nelle immagini della carrozzina, dei ricoveri, delle uscite più fragili e più vere, appartiene a questa categoria. A un anno dalla morte di Bergoglio, il suo racconto spalanca una porta su un’intimità che finora era rimasta quasi del tutto protetta. Non c’è retorica, non c’è costruzione. C’è semmai la nostalgia concreta di un uomo che, quando sente troppo la mancanza del Papa, apre una boccetta di acqua di colonia della Farmacia Vaticana e ne respira il profumo per riportarlo vicino.
È da lì che parte il ricordo più forte. Strappetti, in una toccante intervista a Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera, racconta che il giorno di Pasqua del 2025, dopo la benedizione Urbi et Orbi e il giro tra i fedeli, Francesco rientrò a Santa Marta sfinito ma felice. E proprio in ascensore, mentre erano rimasti soli, dal volto del Papa scese una lacrima. Non una scena studiata, ma un frammento di verità nuda, di quelli che spiegano più di mille analisi il rapporto tra Bergoglio e la sua gente.

