All’Angelus il pontefice esprime «animo colmo di preoccupazione» per la crisi venezuelana. Il Coordinamento docenti dei diritti umani rilancia: «La sovranità non è astratta e vale solo se tutela diritti, legalità e dignità dei più fragili»
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«Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela - ha detto Papa Leone XIV all'Angelus -. Il bene dell'amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti, e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».
Sulla stessa falsariga il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani, che accoglie l’appello del pontefice sulla crisi venezuelana sottolineando che «la sovranità di uno Stato non è un concetto astratto», ma trova legittimità solo nella tutela effettiva dei diritti umani, denunciando anche la violenza «più silenziosa e sistemica che nasce dalla povertà estrema, dall’insicurezza alimentare, dalla negazione dell’accesso alle cure, all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione democratica».
La crisi venezuelana, si evidenzia, «interpella direttamente la coscienza della comunità internazionale» e impone di andare oltre l’emergenza, perché «parlare di giustizia e di pace significa andare oltre la logica del contingente», ribadendo il ruolo centrale dell’educazione nella formazione di coscienze critiche orientate alla dignità umana e al bene comune.



