La lettera del premier spagnolo alle istituzioni Ue riapre il confronto sulla gestione di Ceuta e mette in discussione la strategia di Roma, tra risultati annunciati e numeri degli ingressi
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Pedro Sánchez ha dato una severa lezione politica al governo italiano e, in particolare, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ancora una volta appare in difficoltà nell’affrontare una crisi complessa come quella migratoria.
Il premier spagnolo non ha scelto la strada degli slogan né quella della polemica politica. Ha invece inviato una lettera ufficiale alle istituzioni europee, nella quale contesta punto per punto le accuse arrivate dall’Italia sulla vicenda di Ceuta.
Le sue parole sono nette: «Altri hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen. Un simile atteggiamento, alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici, è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono».
Sánchez ricorda che, in meno di 48 ore, la Spagna ha ripristinato il controllo della frontiera, garantito assistenza umanitaria e proceduto al rimpatrio della quasi totalità dei migranti entrati irregolarmente. E sottolinea un elemento spesso trascurato nel dibattito italiano: Ceuta non appartiene allo spazio Schengen e, secondo i dati Frontex, la Spagna registra numeri di ingressi irregolari significativamente inferiori rispetto all’Italia.
I numeri alimentano inevitabilmente il confronto. Tra il 2021 e il 2026, secondo i dati disponibili, l’Italia avrebbe registrato circa 478 mila ingressi irregolari, contro i circa 234 mila della Spagna. Un divario che rende difficile comprendere la scelta di aprire uno scontro con un altro Paese di frontiera, invece di costruire una posizione comune a livello europeo.
La vicenda mette in evidenza anche le difficoltà della strategia del governo Meloni. L’immigrazione è stata uno dei principali temi della sua azione politica, con la promessa di ridurre drasticamente gli sbarchi e gestire l’emergenza. Ma i risultati ottenuti restano lontani dalle aspettative annunciate.
La differenza, dunque, appare evidente: da una parte una politica fondata sugli annunci e sulla contrapposizione, dall’altra il richiamo ai dati, al diritto europeo e alla responsabilità istituzionale.
La domanda politica è inevitabile: perché Giorgia Meloni ha scelto uno scontro così duro con Madrid? Il bersaglio era davvero la Spagna oppure il messaggio era rivolto soprattutto all’elettorato italiano?
In una fase nella quale la destra italiana è attraversata da nuove spinte e nuovi equilibri, la competizione interna allo stesso campo politico potrebbe spingere il governo a irrigidire ulteriormente le proprie posizioni sull’immigrazione. La crescita di figure come Roberto Vannacci rappresenta una pressione politica sulla destra di governo, chiamata a non perdere terreno sul fronte più identitario del proprio elettorato.
Il rischio, però, è evidente: trasformare ogni crisi migratoria in un permanente terreno di scontro politico, sacrificando la cooperazione europea alle esigenze del consenso interno.
La lettera di Sánchez rappresenta una delle più dure contestazioni ricevute dal governo Meloni sul tema che più di ogni altro aveva scelto come propria bandiera.
E lascia aperta una domanda destinata a pesare nei prossimi mesi: la politica migratoria italiana sarà guidata dall’interesse nazionale e dalla ricerca di soluzioni europee, oppure continuerà a essere condizionata dalla necessità di non lasciare spazio a chi, alla destra del governo, prova a incalzare la premier?


