Manifestazione ad alta tensione a Torino: dopo la deviazione del percorso, scoppiano gli scontri con le forze dell’ordine. Lancio di fuochi d’artificio, barricate con sedie e tavoli e cariche di alleggerimento tra centro e Campus
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Le tensioni temute alla vigilia si sono concretizzate nel pomeriggio a Torino, durante il corteo in difesa di Askatasuna, il centro sociale sgomberato lo scorso dicembre dopo trent’anni di occupazione. Quando una parte dei manifestanti ha deviato dal percorso autorizzato entrando in corso Regina Margherita, dove si trovava la storica sede, sono scoppiati gli scontri con le forze dell’ordine.
Al momento sono sei le persone portate negli ospedali di Torino. Tre feriti sono stati condotti al Cto e gli altri tre al Giovanni Bosco. Nessuno di loro è grave. Il dato si riferisce ai presenti alla manifestazione e non distingue tra manifestanti e forze dell'ordine.
Il fronte più acceso si è sviluppato proprio lungo l’asse di corso Regina, dove sono stati lanciati bombe carta, razzi e fuochi pirotecnici contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni e con l’avanzata di un idrante. I manifestanti, molti dei quali con il volto coperto, hanno rilanciato i lacrimogeni, utilizzato scudi improvvisati per proteggersi dall’acqua e incendiato cassonetti. Sedie e tavoli prelevati dai dehors dei locali chiusi sono stati utilizzati per creare barricate e ostacolare l’avanzata degli agenti. Uno dei mezzi usati dalla polizia per tenere lontani i manifestanti è stato dato alle fiamme. L’idrante degli agenti ha cercato di domare il rogo, che poi è stato spento dai vigili del fuoco.
Parallelamente, un altro gruppo di antagonisti si è staccato dal corteo principale dirigendosi verso il Campus Einaudi, lungo la Dora. Anche qui si sono registrati lanci di oggetti, sedie e razzi contro le forze dell’ordine, che hanno effettuato una carica di alleggerimento e fatto uso di lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Dopo un primo arretramento, gli scontri sono ripresi a distanza di pochi minuti.
La mobilitazione era partita con parole di forte carica politica. «Ringraziamo la premier Meloni perché è lei che ha fatto sì che le persone fossero qua ed è da qui che partirà una nuova opposizione al suo governo», ha dichiarato il portavoce di Askatasuna poco prima della partenza del corteo. In città erano state predisposte misure straordinarie di sicurezza, con diverse zone blindate per il timore di disordini, vista l’adesione di circa duecento realtà tra collettivi e movimenti politici e sociali.
Secondo gli organizzatori, in strada c’erano circa 50mila persone, mentre per le forze dell’ordine i partecipanti sarebbero stati circa 15mila. I tre spezzoni del corteo si sono ricongiunti lungo il Po con i gruppi provenienti da Porta Susa e Porta Nuova, tra cui anche Zerocalcare, oltre agli attivisti partiti da Palazzo Nuovo.
Per prevenire incidenti, il prefetto aveva emanato due ordinanze urgenti: il divieto di vendita e detenzione di bevande in contenitori potenzialmente pericolosi e il divieto di occultamento del volto, oltre al divieto di portare fumogeni e materiale esplodente. Askatasuna, considerato uno dei simboli dell’Autonomia torinese, era stato al centro di indagini della Digos per precedenti episodi di violenza legati a manifestazioni, e dopo lo sgombero si erano già verificati scontri in piazza.
Alla manifestazione hanno preso parte anche esponenti del mondo sindacale e dei movimenti, come il No Tav con Nicoletta Dosio. Dal mondo dello spettacolo erano annunciati Zerocalcare, Willie Peyote e i Subsonica, mentre in città non mancavano le preoccupazioni per il clima di tensione.
«La libertà di manifestare esiste e va garantita, purché resti nei limiti posti dalle autorità, come le restrizioni a sfilare in certe strade. Il problema è che quei limiti non sono rispettati quasi mai», ha dichiarato la scrittrice Paola Mastrocola, sottolineando che in città c’è «grande paura, i cittadini non usciranno di casa e i commercianti che terranno chiusi i negozi». «Io temo che si cerchi lo scontro, anche se non lo si programma. Mi chiedo se i manifestanti saranno soddisfatti in caso tutto si svolga in toni pacifici», ha aggiunto.
Di segno opposto il giudizio del politologo Marco Revelli: «Questa situazione che viene considerata allarmante è il prodotto della gestione sconsiderata dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno e delle autorità locali preposte. La mobilitazione è ampiamente condivisibile per cercare di mantenere aperti spazi di dissenso contro una gestione del mondo che ci porta al disastro, con l’assenso delle figure di potere».

