Il presidente americano ha chiamato in causa anche la Cina: «Dovrebbe aiutare, il 90% del suo petrolio arriva da lì». Intanto il conflitto continua: droni anche a Dubai, sospese le attività in aeroporto
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La tensione internazionale attorno allo Stretto di Hormuz torna a salire e Trump chiede agli alleati un coinvolgimento più diretto per garantire la sicurezza del principale corridoio energetico mondiale. Il presidente degli Stati Uniti ha avvertito la Nato che, senza un contributo concreto alla tutela della navigazione nello stretto, il futuro potrebbe essere «molto negativo».
In un’intervista al Financial Times, Trump ha chiamato in causa anche la Cina, sottolineando come Pechino dipenda fortemente dal passaggio energetico della regione: «Dovrebbe aiutare, il 90% del suo petrolio arriva da lì». Il presidente americano ha spiegato di attendere una risposta prima dell’incontro previsto con Xi Jinping a fine mese, che tuttavia potrebbe essere rinviato.
Da Pechino è arrivata una replica immediata, con l’invito agli Stati Uniti a «correggere subito i loro comportamenti scorretti sul commercio».
Trump, intanto, è tornato ad alzare i toni contro Teheran: «Possiamo colpire Kharg in cinque minuti», ha dichiarato, accusando l’Iran di diffondere disinformazione attraverso l’intelligenza artificiale. Le compagnie petrolifere avvertono però che la crisi rischia di aggravarsi ulteriormente.
Nel frattempo il conflitto resta acceso sul terreno. Israele ritiene necessarie «almeno altre tre settimane» di operazioni militari, parlando di «migliaia di obiettivi ancora da colpire», e nella notte ha lanciato una nuova offensiva su larga scala contro Teheran. L’Iran esclude qualsiasi trattativa e invita gli alleati degli Stati Uniti a «non compiere azioni che possano provocare un allargamento del conflitto». Alcuni droni hanno colpito anche Dubai, costringendo alla sospensione temporanea delle attività dell’aeroporto.
In Europa si discute delle possibili contromisure. L’Unione europea valuta il rafforzamento della missione navale Aspides, senza però sbilanciarsi sull’invio di navi nello Stretto di Hormuz, mentre il Regno Unito prende in considerazione l’uso di droni dragamine. Il dossier sarà oggi al centro del Consiglio Affari Esteri.

