C’è una classifica nella quale la Calabria occupa uno dei posti più prestigiosi d’Italia. Non riguarda il turismo balneare, l’agricoltura o il patrimonio storico, ma una delle risorse più preziose del nostro tempo: le foreste.

Il nuovo rapporto nazionale “Foreste in Comune”, presentato a Marcetelli da PEFC Italia, UNCEM e Legambiente, assegna infatti a San Giovanni in Fiore un primato di assoluto rilievo. Con 21.938 ettari di superficie forestale, il centro silano è il secondo Comune italiano per estensione dei boschi, preceduto soltanto da Gubbio e seguito da Città di Castello. Un risultato che colloca la città della Sila tra i più importanti custodi del patrimonio naturale nazionale.

Si tratta di un dato che assume un valore ancora maggiore se si considera l’indice di boscosità del territorio. Gran parte della superficie comunale di San Giovanni in Fiore è infatti coperta da foreste, con una percentuale che sfiora l’80%. In altre parole, quasi quattro quinti del territorio cittadino sono occupati da boschi. Una caratteristica che non ha eguali in gran parte del Mezzogiorno e che rende il comune silano uno dei territori più verdi e forestati d’Italia.

Il rapporto offre una fotografia sorprendente del Paese. L’Italia viene ormai definita una vera e propria “nazione forestale”. Le foreste hanno superato i 100 mila chilometri quadrati di estensione e occupano oltre un terzo del territorio nazionale. Per la prima volta dopo secoli, la superficie boschiva ha superato quella agricola utilizzata, a testimonianza dei profondi cambiamenti che hanno interessato il paesaggio italiano negli ultimi decenni.

Lo studio evidenzia inoltre che oltre il 75% dell’intero patrimonio forestale nazionale si concentra nei comuni montani. È qui che si custodisce la gran parte del capitale naturale italiano. Una responsabilità enorme che grava soprattutto sulle comunità delle aree interne, spesso colpite da spopolamento, carenza di servizi e difficoltà economiche.

Eppure proprio questo è uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca. Gli autori sfatano infatti un luogo comune molto diffuso: il bosco non è necessariamente sinonimo di marginalità. Al contrario, i territori forestali stanno diventando sempre più attrattivi. La crescente ricerca di qualità della vita, benessere ambientale, contatto con la natura e sostenibilità sta riportando interesse verso molti comuni montani e aree interne.

Tra il 2021 e il 2025 quasi mille comuni italiani hanno registrato un saldo migratorio positivo e una parte significativa di questi territori presenta elevati livelli di copertura forestale. Secondo gli studiosi, il patrimonio boschivo rappresenta oggi una risorsa strategica capace di generare sviluppo, occupazione e nuove opportunità.

Le foreste, infatti, non producono soltanto legname. Garantiscono servizi ecosistemici fondamentali: assorbono anidride carbonica, producono ossigeno, proteggono il suolo dall’erosione, regolano il ciclo delle acque, conservano biodiversità e contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Benefici che hanno un valore economico enorme, spesso sottovalutato.

Per San Giovanni in Fiore tutto questo assume un significato particolare. La città non custodisce soltanto uno dei più grandi patrimoni forestali italiani, ma rappresenta uno dei territori nei quali il bosco costituisce una componente strutturale dell’identità locale. La storia della Sila, le attività produttive tradizionali, il paesaggio e la stessa cultura delle comunità locali sono profondamente legate alla foresta.

Il riconoscimento ottenuto dal rapporto “Foreste in Comune” non deve quindi essere considerato soltanto una medaglia statistica. È piuttosto la conferma di una vocazione territoriale che può diventare una leva decisiva per il futuro. Gestione forestale sostenibile, turismo naturalistico, valorizzazione delle filiere del legno, servizi ecosistemici, transizione ecologica e contrasto allo spopolamento rappresentano le grandi sfide dei prossimi anni.

In un Mezzogiorno spesso raccontato attraverso le sue fragilità, San Giovanni in Fiore offre un esempio diverso. Quello di una comunità che possiede una delle più grandi ricchezze ambientali del Paese e che può trasformarla in una straordinaria opportunità di sviluppo. I quasi 22 mila ettari di boschi e un indice di boscosità vicino all’80% raccontano una verità semplice ma importante: il futuro delle aree interne può nascere anche dalla valorizzazione intelligente del loro patrimonio naturale. E la Sila, oggi più che mai, si conferma uno dei cuori verdi d’Europa.