Lo spettacolo di Luca Lopilato, Roberto Giglio e Mimmo Audino stasera nel borgo. Un titolo che arriva da lontano e ricorda il viaggio che nel 1847 portò in Calabria Edward Lear. «Il Sud non è solo baronie, sopraffazioni e ‘ndrangheta»
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C'è una Calabria che canta, che racconta, che resiste. Una Calabria capace di trasformare la memoria in voce e la voce in riscatto. È questo il senso di Dighi doghi da!, lo spettacolo di canzoni della tradizione popolare del Sud che stasera animerà Badolato Borgo. Il titolo, spiegano gli organizzatori, "arriva da lontano, da quel viaggio sorprendente che nel 1847 portò in Calabria Edward Lear, poeta, viaggiatore e paesaggista inglese, accompagnato nel suo peregrinare nell'Aspromonte e nella Calabria grecanica da Ciccio il mulattiere. Tra i due, un linguaggio spesso misterioso, fatto di parole, gesti, suoni e invenzioni. E proprio Dighi doghi da! sembra essere un'incitazione, quasi uno scioglilingua poetico, una voce che invita ad andare avanti. Ma oggi può assumere anche un altro significato: quello di una terra che si scuote di dosso la rassegnazione e rivendica la propria dignità".
Lo spettacolo nasce da un gioco. Lo scorso anno una serata pensata quasi per divertimento si trasformò in una piazza piena: "Fatelo ancora". Così è nato il nuovo appuntamento. Luca Lopilato, Roberto Giglio e Mimmo Audino, tre musicisti e interpreti capaci di attraversare il repertorio meridionale con rispetto, energia e libertà. A cucire insieme canzoni e storie saranno gli interventi del giornalista Enzo Brogi. Le voci di Rosa Balestrieri, Domenico Modugno, Pier Paolo Pasolini, è scritto in una nota, "incontreranno la musica popolare e un Sud che non vuole essere raccontata soltanto attraverso i suoi mali: le baronie, le sopraffazioni, la 'ndrangheta, le partenze obbligate. Vuole raccontarsi attraverso la forza della sua cultura, della sua ironia, della sua capacità di resistere. E non mancheranno sorprese e omaggi ad altri grandi poeti e cantautori 'controvento', come Francesco Guccini, che hanno saputo dare parole alla parte più inquieta e libera del Paese".

