La Calabria non è soltanto lo sfondo delle sue canzoni, ma il punto di partenza della sua ispirazione artistica. Amedeo Jorio, in arte AJ AJ, è tra i giovani rapper calabresi che stanno cercando di costruire un percorso originale, fatto di autenticità, appartenenza e voglia di raccontare una terra spesso giudicata attraverso gli stereotipi. Nel suo nuovo progetto musicale le radici diventano forza creativa, mentre i social rappresentano uno strumento importante, senza mai sostituire il valore dei rapporti umani. Con lui abbiamo parlato di musica, Calabria, sogni e futuro.

Il tuo nuovo progetto mette la Calabria al centro del racconto. Quanto hanno inciso la tua terra e la tua esperienza personale nella scrittura dei brani?
La Calabria ha inciso tantissimo nella scrittura dei miei brani, soprattutto a livello viscerale. Tutte le esperienze che ho vissuto sono state spesso condizionate dai pregiudizi legati al fatto di essere calabrese. È qualcosa che mi porto dentro e che inevitabilmente finisce nella mia musica.

Nella scena trap spesso prevalgono modelli legati alle grandi città del Nord. Tu hai scelto di restare fedele alla tua identità. È stata una scelta naturale o anche una sfida?
Oggi il fatto che la musica fosse così milanocentrica è un po’ superato. Dopo realtà come la Puglia e la Sicilia, penso che sia arrivato anche il momento della Calabria. Per me mantenere così forti le mie radici è una cosa assolutamente naturale: sono di qui e sarebbe strano il contrario. Non mi vedrei mai a rappare come un ragazzo di Milano, perché viviamo situazioni diverse e abbiamo storie differenti da raccontare.

Nei tuoi testi si percepiscono il desiderio di riscatto e la volontà di superare i pregiudizi sul Mezzogiorno. Qual è il messaggio che vorresti arrivasse ai giovani calabresi che ascoltano la tua musica?
Il messaggio è semplice: il vero segreto per andare avanti è smettere di invidiare gli altri. Più calabresi riescono ad affermarsi e più cresce la Calabria. Così avremo sempre più spazio, nella musica, nel lavoro e in ogni altro settore. Dovremmo imparare a sostenerci di più, invece di abbatterci a vicenda.

Come definiresti l’evoluzione del tuo stile musicale? Cosa troveranno di nuovo gli ascoltatori in questo progetto rispetto ai lavori precedenti?

La parola che meglio descrive questa evoluzione è genuinità. Ho scelto di esprimermi con la massima sincerità, senza filtri e senza mettere distanza tra me e chi ascolta la mia musica. È un progetto molto più diretto e autentico.

Oggi i social e le piattaforme digitali permettono a un artista emergente di raggiungere un pubblico nazionale. Quanto sono stati importanti nel tuo percorso e quali obiettivi ti poni per i prossimi mesi?

I social e le piattaforme digitali sono fondamentali, perché oggi la musica vive soprattutto lì. Però nel mio team preferiamo non crearci troppe aspettative: vogliamo fare le cose bene e crescere un passo alla volta. Per noi il lato umano resta imprescindibile e non può essere sostituito da nessuna piattaforma.

Se dovessi descrivere AJ AJ con tre parole e immaginare dove vorresti essere tra cinque anni, quali sarebbero quelle parole e quale sogno insegui oggi con maggiore determinazione?
Tra cinque anni spero semplicemente di aver trovato un po’ di pace mentale. Per il resto, andrà come vorrà il Signore. Tre parole per descrivermi? Pane, ’nduja e belle donne!