C'è chi dalla Calabria parte alla ricerca di lavoro e opportunità e chi, percorrendo la strada al contrario, arriva dal Nord Europa e scopre proprio qui un'altra idea di vita. È il caso di Roger Holl, norvegese che ha scelto di vivere in Calabria e che in un post pubblicato sul gruppo Facebook Surprising Calabria racconta il suo rapporto con una terra capace, a suo dire, di cambiare prospettive e priorità.
Tutto parte da un incontro con una coppia di Milano trasferitasi al Sud. «Siamo in terapia grecanica», gli raccontano. Un'espressione che Holl fa immediatamente sua e alla quale ne affianca presto un'altra, molto più antica: filoxenia, dal greco, l'amore e l'ospitalità verso lo straniero.
È proprio l'accoglienza, secondo il norvegese, uno dei patrimoni più importanti della Calabria. Holl racconta le reazioni dei suoi connazionali quando arrivano nella regione: «Tutti ci salutano, bastano un paio di giorni e siamo loro amici». Alcuni, scrive, finiscono per tornarci quattro o cinque volte l'anno, «come se fossero drogati da questi luoghi».
Un legame che, nella sua esperienza, riesce persino a mettere in secondo piano uno dei problemi storici della regione: la carenza di servizi. «La filoxenia batte tutte le mancanze di servizi che puoi trovare nelle città», sostiene.
Ma il suo racconto va oltre l'elogio dell'ospitalità. È soprattutto una critica al modello di vita dal quale proviene e all'idea secondo cui benessere significhi necessariamente possedere e consumare di più. «Io stesso ho cambiato la prospettiva di vita. In Calabria mi è successo qualcosa di bello che è difficile spiegare».
Holl descrive la società contemporanea come un meccanismo nel quale si lavora per avere una casa e per poter continuare a far parte di un sistema già organizzato. Una condizione che sintetizza con una provocazione volutamente forte: «Praticamente, loro sono in galera e non lo sanno».
La Calabria, vista attraverso gli occhi di chi arriva dalla Norvegia, offre invece ciò che spesso chi ci vive considera scontato: terra, mare, montagna, natura, tranquillità e relazioni umane. «La Calabria è diversa, soprattutto bella gente», scrive. E ribalta anche uno dei luoghi comuni più radicati nel Mezzogiorno: «Alcuni dicono che la vita al Nord è sempre stata migliore. Per me invece vivere con poco in Calabria è una vita migliore».
Da qui nasce anche una previsione che, in una regione segnata da decenni di emigrazione e spopolamento, suona quasi come una provocazione: «Vedrete che fra pochi anni la Calabria si ripopolerà».
Secondo Holl, potrebbe essere proprio la ricerca di una vita meno frenetica e più legata alle necessità essenziali a riportare persone nei piccoli centri e nelle aree rurali. «La Calabria ha tutto: terra per coltivare, accoglienza, mare, montagna, animali, le basi per sopravvivere degnamente».
È lo sguardo di un uomo che viene da uno dei Paesi con la qualità della vita più alta al mondo e che, proprio per questo, rende il suo racconto singolare. Non cancella i problemi della Calabria né le sue carenze. Semplicemente sposta il metro con cui misurare il benessere.
E chiude con una domanda che vale più di molti slogan sulla Calabria da riscoprire: «Qualcuno ancora dice che la vita è avere di più. Ma per cosa?».