Da oltre sei secoli, i cuori cassanesi aumentano i propri battiti con la tradizione religiosa nella venerazione per il SS. Crocifisso, una figura che non è solo arte, ma l’anima stessa della comunità. Custodita nel silenzio solenne del Succorpo, questa veneratissima immagine in legno, risalente al XV secolo, rappresenta un legame indissolubile tra il popolo cassanese e la propria storia. L’effige è opera di un anonimo scultore locale.

La leggenda, tramandata con commozione di generazione in generazione, vuole che l’artista abbia lavorato proprio nella cripta, mosso da un amore profondo e da una fede autentica, su richiesta espressa dei cassanesi, i quali, da tempi lontanissimi, onoravano il Crocifisso. Si narra che il devoto scultore, compiuta l’opera, l’avesse contemplata e, piangendo commosso, avesse deposto un bacio sul costato sanguinante. Si inginocchiò, mormorando: “quanto sei bello, mio Crocifisso!” e morì, nel succorpo.

Il SS. Crocifisso è il Santo Patrono di Cassano, se ne celebrava grandiosa festa con processione per le vie della città ogni cento anni. Nel linguaggio comune, centenario significa “evento eccezionale”, come un giubileo. Poi veniva celebrato ogni cinquant’anni; oggi ogni venticinque. Ma nell’uso rimane la parola “centenario” e in questo nostro secolo più volte se n’è fatta solenne celebrazione. Oltre che in queste ricorrenze straordinarie, l’augusto Simulacro non viene rimosso dalla sua nicchia del succorpo. L’immagine fu restaurata nel laboratorio della Sovrintendenza per i Beni AA.AA.SS. della Calabria, in Cosenza, l’anno 1994. 

Tutto ebbe inizio nel lontano 1783 quando, i cassanesi, scampati da tremendo terremoto, decisero di affidarsi alla Sua Santa Protezione come  Santo Patrono venerandolo in modo particolare il primo venerdì di marzo di ogni anno. Ciò fu sancito con voto solenne nel 1943. Per come riportato nell’atto notarile del 5 marzo 1943 redatto dall’allora notaio Francesco Cirianni e firmato da Mons. Raffaele Barbieri, vescovo della diocesi di Cassano Allo Ionio, dall’avvocato Francesco Drago, podestà della città, dal cancelliere Giuseppe Pontieri quale testimone e dall’ingegnere Camillo Toscano anch’esso testimone, la città si impegnò a «celebrare ogni anno una festa votiva, preceduta da un settenario di preparazione in onore del Santissimo Crocifisso, il primo venerdì di marzo nel quale giorno tutto il popolo si assoggetterà ad un solenne digiuno, secondo le norme dettate dalla Chiesa.

I suddetti contraenti fiduciosi nella protezione del Santissimo Crocifisso, a lui affidano le sorti di tutto un popolo che dalla divina virtù vuole essere difeso nell'anima e nel corpo». Perché restasse memoria di questo legame che supera i confini locali, è stata posta, nel corso dei decenni, una lapide a ricordo sull’arco della scala di accesso del Succorpo, a monito e testimonianza della fede incrollabile del popolo cassanese. Anche quest’anno, dunque, rispettando il voto emesso, i cassanesi si prostrano ai piedi dell’effige e onorano la festa religiosa presenziando numerosi le celebrazioni eucaristiche officiate nella Basilica minore pontificia “Beata Vergine Maria del Lauro” della città.