L’opera monumentale di Nolan riporta la traversata del re di Itaca al centro dell’attenzione. Lo storico tedesco, morto nel 2025 e profondamente legato alla nostra regione, identificò nell’istmo di Catanzaro la terra dei Feaci
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Probabilmente non avrebbe rinunciato a vedere l’Odissea di Christopher Nolan, arrivata nelle sale italiane il 16 luglio. Armin Wolf aveva infatti dedicato gran parte della propria vita a inseguire Ulisse sulle carte geografiche, cercando dietro il mito omerico rotte, approdi e paesaggi reali contenuti nel poema. Lo storico tedesco è però morto il 26 aprile 2025, a novant’anni, senza poter assistere al nuovo viaggio cinematografico dell’eroe di Itaca.
Wolf amava profondamente la Calabria. Dal 1996 trascorreva lunghi periodi a Tiriolo e Squillace, tanto da ricevere da entrambi i centri la cittadinanza onoraria. Un legame non soltanto intellettuale: percorse più volte il territorio, frequentò studiosi e comunità locali e osservò proprio dal cuore dell’istmo catanzarese quei due mari che sarebbero diventati centrali nella sua ricostruzione dell’Odissea.
La sua teoria è raccolta in “Ulisse in Italia. Sicilia e Calabria negli occhi di Omero”, opera pubblicata nel nostro Paese da Local Genius nel 2017, diretta da Massimo Tigani Sava. Secondo Wolf, le peregrinazioni narrate nel poema non si svolgerebbero in uno spazio puramente fantastico, ma lungo rotte mediterranee conosciute dai navigatori greci. Incrociando venti, correnti, giornate di navigazione e successione degli approdi, lo storico tracciò un itinerario che, dopo Tunisia, Malta, Sicilia, Ustica, Eolie e Stretto di Messina, conduceva in Calabria.
Wolf identifica l’istmo di Catanzaro con Scheria, la terra dei Feaci, e colloca nell’area di Tiriolo la città governata da Alcinoo. Ulisse, naufragato sul versante tirrenico, sarebbe approdato nel golfo di Sant’Eufemia e avrebbe risalito la valle dell’Amato. Dopo l’incontro con Nausicaa avrebbe raggiunto il monte Tiriolo, dal quale è possibile osservare contemporaneamente Ionio e Tirreno.
La successiva discesa lungo il Corace lo avrebbe condotto sulla costa ionica, nell’area dell’antica Skylletion, da dove la nave dei Feaci sarebbe partita verso Itaca. In questo modo Wolf risolve una delle difficoltà geografiche del poema: Ulisse non avrebbe dovuto attraversare per la terza volta Scilla e Cariddi, perché il passaggio da un mare all’altro sarebbe avvenuto via terra, attraverso il punto più stretto della penisola, descritto da Omero – o chi per lui - come uno scudo (il cosiddetto “scudo del Dypilon”, stretto al centro proprio come l’Istmo di Calabria).
Teorie affascinanti, inseguite per decenni da Wolf e riportate in un’opera monumentale che ha consegnato alla nostra terra un ulteriore motivo di orgoglio.

