Nel cuore del Parco nazionale, la famiglia Madeo sperimenta la viticoltura ad alta quota. Su terreni granitici, affacciati sul lago Cecita, crescono varietà internazionali destinate a vini freschi e aromatici
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Un vigneto a quasi 1.300 metri di altitudine, tra boschi, montagne e le acque del lago Cecita. È qui, nel cuore della Sila, che la Calabria prova a esplorare una nuova frontiera della viticoltura, puntando sulle potenzialità dei territori di montagna e sulle opportunità offerte dai cambiamenti climatici.
La sperimentazione è stata avviata dalla famiglia Madeo a Cava di Melis, nel territorio di Longobucco, in provincia di Cosenza, con la consulenza dell'enologo Vincenzo Mercurio. Un progetto che porta la vite a confrontarsi con condizioni ambientali particolarmente impegnative e che guarda alla produzione di vini capaci di esprimere freschezza, eleganza e intensità aromatica.
Il vigneto si trova su un versante esposto a sud-est, con terreni di origine granitica, e ospita esclusivamente varietà internazionali. Una scelta precisa, pensata per studiare il comportamento delle diverse uve in un contesto caratterizzato da temperature mediamente più fresche, forti escursioni termiche e stagioni vegetative più brevi.
Il vino di montagna e le potenzialità della Sila
L'altitudine rappresenta uno degli elementi centrali del progetto. La particolare posizione del vigneto consente di beneficiare dell'esposizione solare e delle correnti d'aria provenienti sia dallo Ionio sia dal Tirreno.
«Il clima cambia e cambiano le sfide della viticoltura», osserva l'enologo Vincenzo Mercurio, che sottolinea le caratteristiche di un ambiente in cui la vite deve adattarsi a condizioni differenti rispetto a quelle delle tradizionali aree viticole calabresi.
«Qui abbiamo la capacità di raccogliere tutta l'energia della luce del sole e dei venti che arrivano dallo Ionio e dal Tirreno e accarezzano queste viti, che affondano le radici in un suolo granitico».
Proprio la natura del terreno potrebbe contribuire a definire il carattere dei futuri vini. «Un terreno che potrà donare grande sapidità e verticalità. Ce li immaginiamo freschi, sapidi, verticali e di grande intensità aromatica», aggiunge Mercurio.
La scelta di Cava di Melis ha anche un significato particolare per la famiglia Madeo, profondamente legata a questo territorio. «Questo è un territorio al quale la nostra famiglia è molto affezionata, non soltanto perché è originaria proprio di Longobucco, ma perché questo luogo rappresenta il cuore della nostra tenuta», spiega Stefania Fiore, della famiglia Madeo.
La sperimentazione si inserisce in un contesto più ampio di interesse verso la viticoltura di montagna, un'esperienza già presente in diverse aree europee e che oggi assume un significato particolare alla luce delle trasformazioni climatiche in corso.
Gelate e cambiamenti climatici, la sfida della viticoltura ad alta quota
Coltivare la vite a quasi 1.300 metri non è però una scommessa priva di rischi. Le gelate, l'imprevedibilità delle condizioni meteorologiche e i tempi di maturazione delle uve impongono un monitoraggio costante e una gestione particolarmente attenta del vigneto.
È proprio questo il terreno della sperimentazione: capire quali varietà riescano ad adattarsi meglio alle condizioni della montagna e quali caratteristiche possano sviluppare in un ambiente così diverso da quello delle aree viticole tradizionali.
In una fase in cui il comparto del vino è chiamato a ripensare tecniche e territori anche in risposta al riscaldamento globale, l'esperienza avviata sulla Sila rappresenta un tentativo di esplorare nuove possibilità per l'enologia calabrese.
Una sfida che parte dall'alta quota e da un territorio ancora poco conosciuto per la produzione vitivinicola, con l'ambizione di trasformare le caratteristiche della montagna in una nuova identità del vino calabrese.

