Giurista e protagonista della Prima Repubblica, ha attraversato le istituzioni italiane ed europee lasciando il segno e lottando fino all’ultimo per salvare una storia insultata da chi uccideva conquiste di civiltà
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Quando se ne va un amico con il quale hai condiviso un lungo cammino avverti un dolore lacerante. I molti anni vissuti ci appaiono sempre più distanti. Ti senti più solo, in una realtà non tua.
Un naufrago in un mare di tecnologie che supera inimmaginabili confini di conoscenza. Cerchi invano di trattenere il tempo che porta via ogni cosa. La fede lenisce il dolore ma lascia inquietudini. Ricordi di esperienze consumate a coltivare progetti di crescita umana.
Tante sfide, felici a impregnarsi perché la comunità di uomini non fosse solo riferimento tecnico ma una conquista di libertà.
La solitudine di oggi è più lacerante perché vi è una società in crisi, dove il senso della solidarietà e dell’amicizia è difficilmente rintracciabile. Peppino Gargani è stato il protagonista di una stagione ricca di pensieri, di progetti, di obiettivi.
Gargani ha attraversato una lunga stagione di esperienze con tante responsabilità in cui non sono mai mancate intuizioni e sacrifici operosi.
La sua tenacia e la sua opera, ci aiutano a rivivere emozioni che stridono con un presente sempre più perso nel grigiore della contabilità degli interessi prossimi, dove l’Uomo sbiadisce fino a scomparire. Importanti sono state le esperienze di Gargani nel Parlamento italiano, nel governo e nel Parlamento europeo.
Giurista di rara competenza aperto al confronto e al dialogo. Una pazienza ammirevole ad ascoltare e recuperare nella logica argomenti quando questa era dolosamente mortificata.
Fu un democristiano fino all’ultimo. Memorabile rimane la volontà di ricostruire la sua e la nostra storia attraverso la Federazione dei Democratici Cristiani. Progetto fatto fallire da chi non era portato a difendere una idea, ma servirsene di essa per assicurarsi comodi approdi.
Gargani da presidente dell’Associazione degli ex parlamentari si è impegnato con umiltà e con forza fino all’ultimo per difendere la centralità del Parlamento e di coloro che erano stati partecipi della massima istituzione di rappresentanza democratica. Ha sfidato i “tempi nuovi”, quando ormai il vento dell’antidemocrazia si abbatteva sulle istituzioni e sulla Costituzione. Ha lottato fino all’ultimo per salvare una storia insultata da chi, perseguendo il “nuovo” uccideva conquiste di civiltà.
Peppino Gargani è caduto, continuando nel suo impegno vissuto come missione. Infatti proprio quando si accingeva a presiedere l’ufficio di presidenza dell’Associazione.
Aveva chiesto da moltissimi mesi di essere ricevuto dal presidente della Camera come presidente di una Associazione di oltre 1800 ex parlamentari protagonisti di una storia nobile. Il presidente della Camera non ha mai voluto concedergli un colloquio.
È andato alla camera ardente perché c’era il presidente della Repubblica.
Tralascio ogni commento.”O tempora, o mores!” la espressione di Cicerone ritengo calzi pienamente!
A Peppino Gargani va il ricordo commosso e la gratitudine imperitura di essere stato gran parte della bella storia del nostro Paese.

