Le esperienze vissute intensamente ci accompagnano. Rivivono non solo come semplici ricordi, ma anche per rintracciare elementi che, con il trascorrere del tempo, appaiono più illuminanti rispetto al “vissuto”, in cui condizionamenti e contingenze riducono la capacità di cogliere dati nascosti da zone d’ombra. Il tempo che passa scioglie nodi e restituisce risposte.

Il lavoro svolto insieme a Gianclaudio Bressa, che ci ha lasciato in questi giorni, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, oggi lo rivivo sotto una luce diversa. Le differenze di collocazione politica erano soltanto ostacoli marginali rispetto agli obiettivi da perseguire. A dire il vero, con Gianclaudio ci siamo capiti subito. Entrambi avvertivamo il fastidio di seguire liturgie imposte, che finivano per allontanare le soluzioni.

Gianclaudio Bressa era preparato, dotato di una rara sensibilità istituzionale e, soprattutto, incline al dialogo. Un’umiltà, retaggio di una cultura autentica, distante dalla supponenza di tanti presunti intellettuali, refrattari al confronto e convinti di una superiorità clamorosamente smentita dai fatti. Con Bressa abbiamo tentato di varare la legge per dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, che riguarda i partiti politici: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Era la XVI legislatura (2008-2013): la politica e i partiti erano già stati messi in discussione e il processo di decomposizione della democrazia appariva in stato avanzato. Era l’ultimo sforzo per salvare il Parlamento e, soprattutto, il dettato più significativo della Costituzione.

Ce la mettemmo tutta. Bressa era capogruppo del Partito Democratico e io dell’UDC in Commissione Affari Costituzionali. Avevamo trovato un accordo, in un inedito clima di interesse condiviso da molti colleghi. Eravamo entrambi all’opposizione, ma eravamo riusciti ad aprire un dialogo con tutti. Non se ne fece nulla. L’attuazione della Costituzione e il recupero della politica erano ormai “passati di moda”.

Bressa ci credeva. Si batteva con energia, così come l’ho sempre visto fare in Aula in tante iniziative legislative. Fu quello un appuntamento mancato. Rimane indelebile il ricordo di Gianclaudio Bressa, instancabile nell’affrontare incomprensioni anche all’interno del suo stesso schieramento.

Una persona di sicura fede democratica, travolta, come tanti, dall’imperversare di nuove scelte che hanno reso più fragile il Paese, esposto agli umori di pensatori improvvisati di varia provenienza, accomunati nel tentativo di cancellare storie e conquiste civili.

Ho un bel ricordo. Serbo soprattutto gratitudine per il grande esempio di generosità che ci ha dato. Una bella testimonianza di dignità.