Il quadro della situazione politica diventa sempre più confuso, di difficile lettura. Si allargano le distanze tra decisioni assunte e ragioni, tra speranze coltivate e un vissuto che rende accidentato il nostro cammino.

Non c’è di peggio dell’inganno elevato a sistema, che nasconde contraddizioni, debolezze e abbandoni.

La crisi della politica sta modificando il nostro Paese. Gli equilibri sono precari perché la forza delle idee e della volontà si stempera di fronte una socialità di facciata.

Uno stacco tra Paese reale e ideale dove tutto lo spazio è occupato da una realtà che comprime orizzonti e valori.

Si corre senza avere chiare le mete da raggiungere, sostituite da soddisfazioni momentanee senza futuro.

La travolgente esaltazione del governo per l’abolizione della tassa di circolazione per alcuni veicoli deve far pensare e preoccupare.

Certo ogni detassazione è un fatto importante, ma perde positività quando il provvedimento è presentato come un momento risolutore delle tante difficoltà.

È il destino dei provvedimenti elettorali che illudono: una forza psicologica che non cambia la vita e non copre i tanti buchi neri.

Cosi è stato per gli 80 euro di Renzi, il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, un vergognoso obolo senza coinvolgere i destinatari in lavori produttivi come nelle leggi del passato, che prevedevano servizi nei comuni (vedi la 285 e a seguire) e poi la trovata sempre dei Cinque Stelle della elargizione per opere di efficientismo energetico del bonus 110. Perché 110 e non 100, 80 che avrebbe evitato sperperi,controlli più stringenti sui costi e sulla necessità dei lavori. Gli approfittatori hanno avuto una copertura legale.

E con i Cinque Stelle hanno governato prima la Lega e poi il Pd. Una voragine di risorse disperse, un insulto di fronte le tante necessità.

La tassa del bollo che si elimina si dice trova copertura nei fondi de Pnrr. Ma sono risorse non impiegate ovviamente secondo gli obiettivi fissati dall’Ue.

Il ministro Giorgetti farfuglia, non si fa capire dagli interlocutori, che si vergognano di ammettere di non capire, pensando a un loro deficit rispetto l’altezza del ragionamento del ministro dell’economia.

C’era bisogno di festeggiare la durata del governo il 4 settembre? Si poteva prevedere la Giornata dei possessori delle automobili di piccola cilindrata e dei ciclomotori.

Il 4 settembre a Bari vi è stata la giornata di un governo che non c’è, ma sopravvive. Quale governo nel passato quando c’era la politica viveva se fra le sue componenti c’era una divaricazione sostanziale? Oggi l’attuale maggioranza è divisa finanche sulla politica estera, sull’Europa, sui giudizi sui risultati elettorali in Germania con il successo dell’Afd questione non da poco. Si va avanti mentre i due vice presidenti del Consiglio si prendono a ceffoni in senso figurato con giudizi pesanti. Nella cosiddetta prima repubblica se un partito anche piccolo manifestava dissenso, il governo saltava.

Ricordo le prese di posizioni ad esempio di La Malfa sull’economia che provocavano le dimissioni del gabinetto. Non era debolezza ma la forza delle idee che operava le necessarie correzioni. C’era il coraggio di declinare le posizioni non la vocazione per coprire falle.

L’opposizione è divisa verticalmente e orizzontalmente. L’assenza della politica ha prodotto schiere di illusionisti, esperti a inseguire pensieri doppi. Un successo della vanità.

C’è un malessere diffuso nel pianeta. Si è perso equilibrio e ragione. È in discussione la centralità dell’Uomo e non c’è posto per i falsari senza storia!

Quando si uscirà dalla nebulosità dell’oggi ritroveremo il gusto della libertà oggi solo evocata.