Non c’è un’azione di contrasto efficace all’intreccio tra criminalità organizzata che ha nel caporalato lo strumento di “gestione “che garantisce il profitto
Tutti gli articoli di Opinioni
PHOTO
La strage di Amendolara è un episodio raccapricciante. Quattro giovani, uno pakistano e tre afgani bruciati vivi in un minivan.
È impensabile che una strage così efferata possa essersi verificata in “casa nostra”.
La raffica delle condanne, i riflettori accesi sulla tragedia hanno oltrepassato i confini nazionali.
I propositi dei responsabili istituzionali di contrastare con forza lo sfruttamento sono reazioni a caldo.
Le Associazioni di categoria, i sindacati, le varie organizzazioni umanitarie e di volontariato sono accumunati nella presa di coscienza di un episodio spia di un fenomeno di sfruttamento e disumanità, vergogna non solo per la Calabria ma per tutto il Paese.
Le istituzioni e le varie associazioni di categoria e sindacali, sono apparse sorprese per la scoperta della schiavitù. Una ipocrisia da condannare perché lo sfruttamento c’è da tempo. Non ci sono i controlli pur promessi.
Non c’è un’azione di contrasto efficace all’intreccio tra criminalità organizzata che ha nel caporalato lo strumento di “gestione “che garantisce il profitto.
Quello che più colpisce è la inerzia che sconfina nella complicità. Questo è un dato avvilente e preoccupante.
In Calabria ci sono oltre 12 mila sfruttati, mal pagati o non pagati, che vivono in molti, in locali fatiscenti.
Tutto questo si era saputo anche il 7 gennaio del 2010 per i fatti di Rosarno, dove per poco non ci furono i morti.
Allora ci fu la rivolta dei lavoratori dei campi trattati come bestie.
Anche in quell’occasione le rituali condanne verbali, gli impegni per azioni contro lo sfruttamento e i kapò Ovviamente anche le riunioni del Comitato per la sicurezza, le mobilitazioni di sindacalisti e i riflettori accesi.
Poi silenzio!
Spenti le luci della ribalta gli attori escono di scena. Riprendono gli sfruttamenti e le atrocità.
Per le vicende di Amendolara vi è stata una riunione in prefettura di Reggio Calabria presieduta dalla ministra del Lavoro Calderone.
La riunione si è fatta a Reggio e non nel territorio dove si è verificato il fatto di sangue perché c’era nella città dello stretto la presidente del consiglio e tanti erano opportunamente presenti.
Un efficientismo temporale messo a segno.
Quello sì!
La Calderone ha parlato di aumentare i controlli degli ispettori del lavoro (lo dice ora?) e di coinvolgimento delle forze dell’ordine, che per la verità nella lotta alla Ndrangheta fanno il loro dovere.
Ogni volta si parla senza seguito di questi ispettori del lavoro, di efficentismo del servizio che non c’è nemmeno per aspetti minimali dove prevalgono visioni burocratiche fiscaliste.
Una riunione quella di Reggio Calabria importante per i partecipanti.
Vediamo quali saranno le misure messe in campo realmente.
Non sarebbe edificante che anche questa volta, consumato il tempo, spenti i riflettori gli attori ritornino alla loro ’”opra”usuale .
Parlare solo di caporali è un brutto tentativo di deviare l’attenzione su quanti traggono profitto dal loro “servizio” che sfruttano i nuovi dannati in una società in cui l’umanità naufraga in un mare di ingiustizie e di violenza.

