Nazioni Unite ed Europa tacciono davanti allo sfregio del diritto internazionale. Non è la prima volta: in nome dell’anticomunismo tutto è permesso
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Senza dubbio l’indegna aggressione americana in Venezuela ed il sequestro del presidente venezuelano Maduro sono senza precedenti per arroganza e cinismo.
Una volta, quando volevano predare risorse altrui, gli Stati Uniti avevano almeno la “buona educazione” formale di organizzare dei colpi di stato militari, che portavano al potere in quei paesi dei fantocci, spesso sanguinari, che facevano esattamente quello che Washington voleva.
Pinochet in Cile o Videla in Argentina erano fantocci della Casa Bianca, certo, esattamente come lo è Delcy Rodriguez in Venezuela oggi e come, con ogni probabilità, lo sarà Maria Corina Machado domani, ma Pinochet e Videla, per criminali ed odiosi che siano stati, a differenza di Rodriguez oggi e di Machado domani, almeno arrivarono al potere con rivolgimenti politici formalmente “interni” ai loro paesi.
Oggi invece i cambiamenti avvengono sulla base di aggressioni arbitrarie che calpestano ogni legalità internazionale, senza regole se non quelle che Donald Trump ha nella mente, per sua stessa dichiarazione. Vogliamo prenderci Cuba? Perché no? Magari mettiamo Rubio, “il nostro agente a L’Avana”, come presidente. Perchè no? Che dite, ci vogliamo prendere anche la Groenlandia? Ma sicuro! Tanto non è la prima volta che gli Stati Uniti “comprano” un paese, ci dicono i nostri giornalisti più spregiudicati e saccentoni, quello che non si stupiscono mai di niente e quindi giustificano qualsiasi cosa. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia, no? Certo, però la Russia voleva vendere l’Alaska, mentre la Danimarca non ha nessuna intenzione di vendere la Groenlandia e, se la sovranità dei paesi è ancora un concetto con qualche senso, questo dovrebbe contare qualcosa, o no? Ed una eventuale aggressione militare americana alla Danimarca dovrebbe essere considerato un attacco all’Unione Europea, o no?
Ma figuriamoci!
Su questi argomenti le Nazioni Unite e l’Unione Europea recitano un copione da cinema muto e la nostra, si fa per dire, Giorgia Meloni, che si è permessa il lusso di prendere le distanze da Trump, anche se solo nella forma e non nella sostanza, ci fa quasi la figura della temeraria.
Ma la politica di Donald Trump ha un nome, anche se le sue modalità sono fuori dall’ordinario.
Si chiama imperialismo e quello di Trump è anche un imperialismo particolarmente protervo.
Possibile che su questo nessuno abbia qualcosa da dire, magari balbettando?
Donald Trump nel Venezuela ha fatto quello che Nikita Krusciov fece in Ungheria nel 1956 ed anche questo ha un nome.
Si chiama invasione. Con la differenza che Krusciov almeno si fidava di Janos Kadar, mentre Trump non si fida troppo nemmeno di Maria Corina Machado, che più servizievole con lui non potrebbe essere.
Nel 1956 la condanna dell’invasione sovietica dell’Ungheria fu unanime.
Perché oggi non lo è?
Due pesi e due misure?
Eccome!
Sia la vera destra che la finta sinistra “liberal” hanno, ancora oggi, questo relativamente segreto riflesso “anticomunista” che, prima di essere grottesco e ridicolo, è anacronistico.
Ed allora raccontiamo una storia, speriamo interessante, su che cosa si nasconde dietro la falsa “nobiltà” di questo anticomunismo fuori tempo massimo.
Nel mondo delle comunicazioni di massa ci sono argomenti di cui nessuno parla, apparentemente perché “non interessano” nessuno, nella sostanza perché “scomodi” per il potere politico costituito.
A questi argomenti “poco interessanti” appartiene il misterioso, ma non tanto, sequestro dell’oro venezuelano in custodia alla Bank of England, che nel settembre 2018 omise di rimpatriare a Caracas cinquecentocinquanta milioni di dollari in lingotti d’oro adducendo a giustificazione “problemi procedurali” non meglio precisati.
In realtà non c’erano «problemi procedurali», come sostennero la banca centrale e lo stesso governo inglese, ma una vera operazione di esproprio internazionale organizzata segretamente dalla Casa Bianca per piegare il governo socialista venezuelano.
E non è tutto qui.
Cinque mesi dopo, proprio alla vigilia dell’escalation diplomatica americana contro il presidente venezuelano Maduro, nella lunga lista dei misteri finanziari che circondano la Casa Bianca di Donald Trump si aggiunse un’altra operazione internazionale sull’oro venezuelano.
Fonti finanziarie londinesi il 25 febbraio 2019 rivelarono infatti che lo stock di lingotti d’oro del Venezuela in deposito alla Bank of England aveva registrato un improvviso aumento di consistenza, passando dalle quattordici tonnellate del novembre 2018 a trentuno tonnellate.
Visti i già pessimi rapporti tra Londra e Caracas si trattava di un raddoppio piuttosto sorprendente.
Affidare la custodia fiduciaria di diciassette tonnellate di lingotti d’oro proprio a chi ne aveva già sequestrate altre quattordici tonnellate non sembrava davvero una scelta sensata.
Ed infatti la verità è un’altra: a consegnare le diciassette tonnellate d’oro del Venezuela alla Bank of England non fu il governo di Caracas, ma la Deutsche Bank, colosso della finanza tedesca, che li aveva avuti in pegno dal Venezuela quattro anni prima a garanzia di un prestito concesso. Caracas fu quindi costretta a ripagare il prestito alla banca tedesca usando valuta pregiata, cioè il bene più scarso che ha, mentre la Deutsche Bank si permise anche il lusso di concludere concessioni finanziarie con la Bank of England utilizzando l’oro venezuelano come se fosse suo.
Il boicottaggio americano contro il governo socialista di Caracas, anche prima di Trump, ha costretto il Venezuela a vendere quote di oro sovrano in cambio di valuta pregiata, oppure ad usarlo come bene di scambio per acquistare farmaci, beni di consumo e alimentari. Russia, Turchia e Cina sono stati finora i grandi partners di queste operazioni, ma anche la grande finanza europea e persino quella americana, fino ai limiti del possibile, hanno finanziato il Venezuela prendendo in pegno i lingotti delle riserve auree. I sospetti che dietro questi casi ci sia la regia della Casa Bianca hanno trovato conferma in un’inchiesta pubblicata dal “Sole 24 Ore” il 29 novembre 2018 e da Marshall Billingslea, segretario del dipartimento del tesoro degli Stati Uniti, che ha rivelato: «L’obiettivo più importante ed immediato è bloccare il commercio dell’oro sovrano venezuelano».
Le operazioni della Bank of England e dalla Deutsche Bank in questa vicenda, se compiute da privati cittadini, si chiamerebbero furti.
Ma, certo, Washington ha sempre ragione, perché schiacciare il socialismo di Maduro è considerato meritorio da tanti liberali “politically correct”, oggi felici di essere anticomunisti.
Si sa che in nome dell’anticomunismo tutto è permesso, o no?
Ma ritorniamo…al futuro. Lo abbiamo già detto (Carlo Crippa, Le implicazioni infette del mito di Donald Trump, 6 novembre 2025), Trump, è ancora in vacanza “extra Nato”, ma “quando (…) metterà di nuovo il cappello sull’Europa (…), il ritorno alla ‘guerra fredda’ ed al Novecento nel senso peggiore del termine sarà completo e sarà il ritorno ad una Europa di nuovo allineata, a sovranità limitata, fascisteggiante e militarista, cioè una Europa meno libera da ogni punto di vista” (Carlo Crippa, cit.)

