L’arrivo del super-lusso a Vibo Marina accende il dibattito sul web. Dietro gli sfoghi dei cittadini emerge un malessere profondo: il rifiuto di una narrazione patinata che ignora il dissesto idrogeologico, i servizi carenti e la memoria dell’alluvione del 2006
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La notizia dell’arrivo sulle coste calabresi di un imponente yacht di lusso, legato a una figura di rilievo internazionale – un ex ambasciatore dell’amministrazione Trump –, avrebbe dovuto, nelle intenzioni di qualcuno, accendere i riflettori sulla Calabria come meta d’élite. Ha finito, invece, per sollevare un polverone di indignazione popolare. Basta scorrere i canali social per rendersi conto di come l’accoglienza formale della politica si scontri frontalmente con il muro di frustrazione dei cittadini.
I commenti della gente sono specchio di una rabbia lucida. Non si tratta di semplice risentimento contro la ricchezza fine a se stessa, ma del riflesso di un divario ormai insopportabile tra l’ostentazione del lusso globale e le carenze della quotidianità locale. Quando un utente chiede: «Oltre al suo lusso le cose concrete quali sono?», non sta esprimendo odio verso il ricco di turno, ma sta ponendo una domanda politica sacrosanta. È la richiesta di dignità di una popolazione che vede sfilare capitali immensi a pochi metri da coste dove mancano le infrastrutture primarie.
Il contrasto tra i riflettori della politica e il silenzio sul territorio
Ciò che emerge con maggiore forza dalla protesta della rete è la critica aperta alla narrazione istituzionale. I cittadini già anticipano le dichiarazioni “trionfalistiche” dei vertici regionali e provinciali, pronti a intestarsi la vetrina del turismo vip. Una narrazione patinata che però, a detta dei residenti, serve solo a coprire una sfilza di silenzi assordanti.
Il dito viene puntato chiaramente contro lo stato di abbandono del territorio vibonese. Nel mirino della denuncia popolare finiscono le questioni ambientali e infrastrutturali mai risolte: la situazione della Meridionale Petroli, lo stato di incuria dei torrenti Sant’Anna, Tomarchiello, Bravo e Antonucci, le strade dissestate e prive di segnaletica, l’accumulo selvaggio di rifiuti e la piaga degli scarichi fognari abusivi che minacciano proprio quel mare che dovrebbe essere la vera ricchezza della regione.
A vent’anni dall’alluvione la situazione è peggiorata
La rabbia si fa ancora più amara quando tocca la memoria storica e la sicurezza del territorio. Tra Pizzo, Vibo Marina e Bivona, la percezione generale è che nulla sia stato fatto. Quest’anno ricorrerà il ventesimo anniversario della tragica alluvione che nel 2006 mise in ginocchio l’area, e lo sfogo dei residenti è unanime: la situazione, anziché migliorare, è addirittura peggiorata.
La reazione della rete all'arrivo dello yacht non è un rifiuto dello sviluppo turistico, ma il rifiuto della "politica della distrazione".
I cittadini non vogliono essere comparse in un set fotografico per miliardari; chiedono che la stessa efficienza, la stessa attenzione e le stesse risorse investite nel promuovere l'immagine d'élite della regione vengano applicate alla messa in sicurezza dei fiumi, alla depurazione delle acque e alla dignità dei servizi sociali e pensionistici. Finché questo divario non sarà colmato, ogni tappeto rosso steso al potente di turno sarà percepito inevitabilmente come uno schiaffo alla miseria e all'abbandono di chi questa terra la vive tutto l'anno.

