Si dice che il vino sia una questione di analisi: colore, profumo, persistenza. Ma dopo i miei giorni tra i padiglioni di Verona per questa edizione del Vinitaly 2026, la sensazione è che la tecnica, da sola, non basti più a catturare l'attenzione. Con una macchina fotografica in mano e la responsabilità di chi il vino lo insegna ogni giorno, cerco qualcosa che vada oltre il punteggio in centesimi. Cerco l'energia.

Oltre il calice: il racconto è la nuova eccellenza

Per troppo tempo abbiamo imprigionato il vino dentro schede tecniche fredde e distaccate. Ma la verità è che oggi — che si tratti di giovani in cerca di autenticità o di appassionati di lungo corso fedele alla tradizione — quello che si cerca è la storia.

Il mercato sta cambiando: non vogliamo più solo sapere "com'è" un vino, vogliamo capire "chi" è. La forza del racconto che sta fuori dalla bottiglia è diventata, in questa edizione, importante quanto il contenuto stesso. Le emozioni che il vino trasmette e le storie delle persone che lo producono sono la vera linfa vitale che ho percepito tra i vari stand.

Il caso Calabria: un esempio di autenticità

In questo scenario di rinnovamento, è stato interessante osservare l'evoluzione di regioni che un tempo faticavano a trovare una voce contemporanea. Un esempio virtuoso è stato il padiglione della Calabria.

Senza scivolare in facili campanilismi, bisogna riconoscere a questo territorio la capacità di aver trovato una chiave comunicativa finalmente autentica. Non più solo una regione di "vini di struttura", ma una terra che ha imparato a raccontare la propria qualità in modo diretto, puntando tutto sulle persone. È la dimostrazione che quando un territorio decide di spogliarsi dei vecchi stereotipi per mostrare la propria anima, il pubblico risponde con entusiasmo.

"Il vino non è un prodotto industriale, è un connettore emotivo. La vera energia non è nel grado alcolico, ma nelle storie di chi quel vino lo ha sognato e realizzato."

Il viaggio continua: da Verona alla Calabria

L'emozione vissuta a Verona non si esaurisce tra i padiglioni della fiera, ma si sposta sul campo. Per chi vuole toccare con mano questa "energia" e vivere il vino fuori dagli schemi classici, il viaggio prosegue quest'estate con due appuntamenti targati Vinitaly and the City.

Dal 17 al 19 luglio a Sibari: il Parco Archeologico ospiterà la tappa dedicata alla Sibaritide, un connubio perfetto tra storia antica e innovazione enologica.

L'1 e il 2 agosto a Reggio Calabria: il palcoscenico sarà il Lungomare Falcomatà, dove i profumi dei vini della Costa Viola incontreranno il fascino dello Stretto.

Il vino come esperienza digitale e umana

Da digital creator cerco l’estetica, da sommelier e docente cerco la struttura e il valore formativo. In questa edizione ho trovato il punto d'incontro: l'emozione. Le foto che ho scattato quest'anno non ritraggono solo etichette, ma gesti, sguardi e sorrisi.

Il messaggio che esce da Verona 2026 è chiaro: il vino italiano vince quando smette di fare il professore e inizia a fare il narratore. Torno a casa con una certezza: la prossima volta che stapperete una bottiglia, non limitatevi a valutarne la limpidezza. Chiedetevi quale storia vi stia raccontando. Ci vediamo a Sibari e Reggio Calabria per scriverne un'altra insieme.

* Francesco Ciardullo è sommelier, docente e digital creator, oltre che fotografo. Si occupa di formazione e comunicazione nel mondo wine, unendo il rigore tecnico alla potenza del racconto visivo