La politica che non ha contenuti e si affida alla Madonna. Da Trump in giù tutti a sfruculiare il misticismo per fare cassetta. Questo il tema dell’ultima puntata di Perfidia, condotta dalla nostra Antonella Grippo. E a proposito di sfruculiare, Antonella è partita col botto stuzzicando a tutto campo il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. Uno che, secondo le critiche, si sente giusto un gradino più sotto del sacro punto di riferimento della discussione.

Gratteri, sorridente e molto a suo agio, ha tenuto botta alle perfidie della Grippo. Nonostante continui a parlare di sè in terza persona, ha detto di essere la persona più umile della terra. Racconta di aver traslocato da tre Procure da solo, con le sue mani, di rifuggire dalla figura mitologica dell’autista e di essere uno del popolo, un cittadino come gli altri. Eppure la sua discesa in campo nel referendum è stata devastante per il fronte del Sì. Secondo alcuni studi ha spostato qualcosa come tre milioni di voti. Allora viene naturale chiedersi dove porterà questi voti. Il Procuratore dice da nessuna parte che è sceso nel dibattito referendario per un moto d’animo, perchè trovava assurdo che si volessero cancellare sette articoli della Costituzione per decreto. «Ho solo esercitato il diritto di opinione che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini. L’ho fatto nonostante abbia subito per un mese intero una pesante campagna denigratoria da parte di certa stampa. Sono andato per la prima volta alla riunione dell’Anm su pressione dei colleghi, per dire che stavano sbagliando tutto. Organizzare convegni con addetti ai lavori non produce nulla, io ho scelto di andare fra la gente, spiegare alla gente perché questa riforma era pericolosa».

L’effetto è stato devastante per i fautori della riforma e allora torna la domanda: ma Gratteri si butterà in politica come Di Pietro? Gratteri è do destra o di sinistra? Lui se la cava con una battuta. «Non sono nè di destra, nè di sinistra, tendenzialmente d’opposizione». Ricorda quando giovane magistrato di soli 30 anni si collegò dalla piazza di Locri con Samarcanda attaccando la debolezza della lotta alla mafia, senza risparmiare colpi alle istituzioni deputate allo scopo, dal capo della Polizia alla Procura Antimafia.

Il magistrato ha poi rafforzato il concetto nel corso della ficcante intervista. Ha ricordato, ad esempio, che il Pd non lo ha mai votato quando ha presentato domanda per diventare procuratore di Reggio Calabria, capo dell’Antimafia ed infine capo della Procura di Napoli. Ma la frecciata più sottile l’ha spedita a Francesco Cannizzaro. Sulla domanda dell’abuso di fede in politica, Gratteri risponde così: «Io non vivo in Calabria… voi che siete lì vi gustate tutti i video e avete di che divertirvi. Poi se ti capita chiedi a questi uomini coraggiosi di quegli emendamenti anti Gratteri forse ti risponderanno come quelli che compravano gli appartamenti a loro insaputa».

Gratteri non fa nomi, ma li fa la Grippo. Il riferimento è all’emendamento che voleva limitare la presenza dei magistrati in tv, a tutela del decoro della professione. Quella norma portava la firma di due calabresi di Forza Italia, Cannizzaro appunto e Andrea Gentile. Gratteri minimizza e dice che non sa che fine abbia fatto quell’emendamento che è stato poi rinnegato pubblicamente da Cannizzaro. Il deputato ha detto che qualche manina ha messo in calce la sua firma chissà come. Però replica sul punto e dice che lui parla di mafia alla gente dal 1989 quando non c’erano le telecamere e non lo faceva nessuno. Il resto delle sue apparizioni sono nei giorni di ferie o a tarda sera, fuori dagli orari di ufficio. «Capisco che qualcuno pensi sia fuori dal mondo rinunciare alle ferie per l’impegno civile, ma questi signori debbono rassegnarsi, sono fatto così».

Più pesante, invece, il commento sui tanti decreti sicurezza del Governo che secondo il Procuratore sono tentativi di assoluzione preventiva dei colletti bianchi. Cita la cancellazione dell’abuso d’ufficio e la riforma della Corte dei Conti. Salva solo la norma sulla cybersicurezza e le pene introdotte contro gli hacker.

Incalzato dalla Grippo, il Procuratore ha anche rispedito al mittente l’accusa di manettisimo, ricordando tutti i passaggi del codice penale dalle indagini di Polizia Giudiziaria fino al terzo grado di giudizio. «Come si fa a dare l’eventuale colpa al solo Gratteri?»

Infine un passaggio obbligato sulla fiaccolata di Vibo Valentia. Per Gratteri non bastano i processi che smantellano le organizzazioni, serve non abbassare la guardia e ognuno deve fare la sua parte. A partire dalla Chiesa che in passato qualche responsabilità l’ha avuto dice il magistrato citando uno dei suoi libri. «Per quella denuncia abbiamo ricevuto attacchi quotidiani da un giornale locale, la scomunica pubblica di uno dei vescovi di allora. Per fortuna oggi l’atteggiamento anche della Chiesa è cambiato. Non mi risulta che oggi accolga le generose offerte in denaro di certi personaggi».

E proprio dalla fiaccolata di Vibo si è ripartiti nella seconda parte della trasmissione dedicata al talk. Nicola Irto, segretario del Pd e senatore, ha detto che la politica non è andata a rimorchio della Chiesa ma ci ha messo la faccia. Uomini del Pd hanno partecipato alla fiaccolata pur senza insegne per rispetto degli organizzatori. Lui stesso sulla vicenda ha presentato una interrogazione parlamentare. Non la stessa cosa - ha sottolineato- può dirsi di esponenti delle forze di maggioranza alla Regione e al Paese che sono stati assenti. Roberto Castagna ha elogiato il ruolo della Chiesa calabrese, particolarmente attiva in questo periodo al contrario del sindacato che secondo l’ex segretario della Uil, ha un po’ perso di vista la difesa dei salari dei lavoratori.

Infine Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, che ha rivendicato il ruolo del suo partito nella coalizione di centrodestra e le due proposte di legge presentate a tutela degli orfani di femminicidio e sulla sicurezza dei social per gli adolescenti. Un modo per frenare la tentazione di egemonia liberale di Forza Italia. Idea anche contestata dal senatore di Fratelli d’Italia Fausto Orsomarso che ha rivendicato le conquiste laiche del Governo Meloni.

A mettere tutti d’accordo, però, ci ha pensato Monsignor Foglia, presidente dell’Accademia Pontificia. Questi ha parlato di una nuova religione l’egolatria che vede in ognuno di noi il proprio Dio, unico e indiscutibile. E questa è una malattia che coinvolge tutti politici, giornalisti, sindacalisti.