Incalzato da Antonella Grippo, il dirigente azzurro smentisce regie esterne e rilancia: «Cambiare è nella nostra natura»
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La puntata di Perfidia, significativamente sottotitolata “Mille corni di te e di me”, (riguarda qui) si impone come uno degli appuntamenti più densi e stratificati del panorama televisivo politico recente. Scritta, condotta e diretta con acume e indiscutibile genialità da Antonella Grippo, la trasmissione si apre con un momento di altissimo valore giornalistico: l’intervista esclusiva a Giuseppe Tango, un vero colpaccio che imprime fin da subito alla puntata un tono di autorevolezza e profondità.
Il dibattito, dopo questo incipit di grande rilievo, si sposta verso un talk show politico di altissimo livello. Ospiti in studio: Mario Murone, Maria Limardo, Flavio Stasi, Ernesto Alecci.
Murone, con lucidità istituzionale, offre una lettura severa ma realistica dei rapporti tra poteri dello Stato: «nel corso del tempo la magistratura si è sostituita in modo definitivo alla politica. In parte perché ha acquisito autorevolezza nel pubblico. Poi perché la politica si è fatta sostituire dalla magistratura». Un’affermazione che fotografa una crisi di rappresentanza ormai sedimentata.
Antonella Grippo incalza Stasi con una domanda di respiro storico: «cosa sta accadendo in questo tempo storico? Non siamo stati capaci di mantenere qualcosa di novecentesco?». La risposta del sindaco è netta: «La politica deve adeguarsi ai tempi ma non deve rinunciare ai contenuti».
Di straordinario impatto è poi l’intervento in esclusiva di Andrea Nicastro, inviato di guerra del Corriere della Sera, appena rientrato dall’Ucraina. Il suo racconto si configura come una testimonianza quasi spettrale: «Quello che ci riporta nel quadro geopolitico è qualcosa di spettrale». Una narrazione che restituisce l’immagine atroce della guerra. In riferimento allo scenario globale, Nicastro osserva: «Con Trump siamo alla difesa della forza». E ancora, sottolinea il passaggio «dal multipolarismo del consenso all’unipolarismo della forza».
Ospite della puntata anche Alessandro Cattaneo, chiamato a chiarire le dinamiche interne a Forza Italia. Il partito, da qualche settimana, sta cercando di aprirsi a nuove leve, giovani con un buon curriculum, in un processo di rinnovamento che trova sponda anche nell’attenzione di Pier Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi. Così la conduttrice chiede: «Cosa succede a Forza Italia?». E Cattaneo risponde: «Forza Italia è così, cambia regolarmente, altrimenti non sarebbe Forza Italia. È l’anima di Forza Italia. Tutto ciò che viene fatto è per rafforzare il centrodestra, nel quale lavoriamo bene. Guardiamo altrove solo su alcuni temi, come i diritti civili e il fine vita...».
Maria Limardo interviene con fermezza: «il nostro governo ha sempre mantenuto ferma la rotta. Sigonella e l’ultima posizione sul Papa lo dimostrano. Finché l’Europa continuerà a occuparsi dei tappi di bottiglia, finché non avremo un’Europa che si interessa dei fatti internazionali, non andremo da nessuna parte. Non è pensabile che i singoli Stati possano incidere in dinamiche alte».
Alla domanda diretta della conduttrice — «Ti senti vicino al partito di Cattaneo, ti è simpatica Forza Italia?» — Murone risponde senza esitazione: «sì, certo, mi piace molto Forza Italia».
Interviene quindi Mariolina Castellone: «Meloni non ha intenzione di rompere con Trump. Se lui pensa di poter dire e fare tutto è perché in questi anni gli è stato consentito tutto. Abbiamo accettato dazi improponibili, anche sulla pasta, che è un prodotto italiano».
Alla domanda «cosa sta succedendo veramente nel centrodestra», Maria Limardo prova a eludere il punto, sostenendo che una distanza tra Forza Italia e Lega, se percepita, può essere positiva perché confermerebbe l’identità del partito.
È scontro tra Flavio Stasi e Maria Limardo. «Agli italiani dovete chiedere scusa per aver fallito», attacca Stasi. Limardo regge il confronto con determinazione, mantenendo alta la tensione del dibattito.
Si parla poi di Reggio Calabria e delle candidature. Il centrosinistra si presenta con Mimmo Battaglia candidato sindaco. Stasi osserva: «Cannizzaro è un pezzo da novanta del centrodestra. Questo vuol dire che il centrodestra ha dovuto schierare un pezzo da novanta per riprendersi la città più grande della regione». Limardo replica: «non c’è storia, vincerà Cannizzaro, punto e basta». Alecci aggiunge: «non saprei, anche a Vibo avremmo dovuto perdere clamorosamente. Oggi il gradimento può cambiare anche da un momento all’altro».
Tra i temi affrontati emerge anche la vicenda di Teresa Esposito, segretaria PD di Vibo Valentia. Antonella Grippo incalza più volte Alecci, che si limita a dire: «Teresa, stai tranquilla». Una frase che, seppur ambigua, sembra voler rassicurare la segretaria, ma lascia aperti interrogativi sugli sviluppi futuri.
Di grande rilievo anche l’editoriale del generale Claudio Graziano, che si distingue per profondità e rigore, offrendo un contributo lucido e autorevole.
Infine, il tema dell’uscita dal commissariamento. Secondo Dalila Nesci Baldino, intervenuta nella precedente puntata, si tratta di un’ottima notizia. Limardo sottolinea: «è chiaro che dobbiamo uscire dal piano di rientro, ma questo è già un passo importantissimo. Si è lavorato bene e il governo centrale ha capito che possiamo cavarcela da soli. Restano molte criticità sanitarie, ma questo è un grande passo».
Alecci frena gli entusiasmi: «sicuramente è positiva l’uscita dal commissariamento, ma i risultati attesi non sono arrivati. I medici cubani vanno via, le liste d’attesa non migliorano, sui fondi Pnrr siamo fanalino di coda. Non c’è stata un’inversione di marcia».
Stasi conclude: «è una buona notizia sul piano politico. Occhiuto, al pari di Scopelliti, ha avuto la fortuna di essere commissario e governatore».
Ne emerge un affresco complesso e articolato, in cui la dialettica politica si intreccia con le grandi questioni geopolitiche e con le criticità strutturali del territorio calabrese, confermando Perfidia come un’arena televisiva capace di restituire, con finezza e tensione critica, la densità del presente.


