«Quella di Hormuz è una crisi senza precedenti, le potenzialità dal punto di vista negativo sono enormi. Se si interrompe il flusso per un mese o due le conseguenze si protraggono per tre o quattro, e se si va più avanti tutti lanciano l'allarme sulla possibile recessione». A Reggio Calabria, a margine dell’evento “Meccanica metropolitana: qualificazione e sinergie per lo sviluppo della filiera”, il viceministro delle Imprese e del made in italy Valentino Valentini traccia uno scenario che lega gli equilibri internazionali alle ricadute concrete sull’economia.

Il riferimento è a una crisi che, per la sua natura, rischia di propagarsi ben oltre il breve periodo, incidendo su catene di approvvigionamento e costi energetici. «Il governo può, da un lato, cercare di alleviare le conseguenze a breve termine, ovvero con quello che è stato fatto, riducendo l'incidenza delle tasse, cercando di fare in modo che non ci sia un impatto molto forte».

Le misure e la prospettiva europea

L’attenzione, nelle parole del viceministro, resta ancorata anche al medio periodo, dove le leve nazionali potrebbero non bastare. «Laddove si dovesse proseguire con questa situazione occorrerà, sia a livello domestico sia a livello europeo, prendere in considerazione elementi che ci consentano maggiore flessibilità con un riorientamento in generale».

Un passaggio che apre alla necessità di interventi coordinati, capaci di accompagnare una fase che potrebbe diventare strutturale, tra tensioni geopolitiche e ridefinizione degli assetti economici.

Infrastrutture e sviluppo: il ruolo del Ponte

Nel ragionamento di Valentini trova spazio anche il tema delle infrastrutture strategiche. «Il ponte sullo Stretto, mi pare una evidenza per tutti, costituisce un'ulteriore elemento di sviluppo». Ma l’infrastruttura, da sola, non è sufficiente a determinare un cambiamento.

«Credo che tutto debba procedere allo stesso tempo e senza dipendere troppo dall'altro: produzione, sviluppo dei nostri giovani, possibilità di collegamenti, uso delle risorse energetiche». Un percorso che richiede, quindi, una crescita parallela di più fattori, senza affidare a un singolo intervento il compito di trainare l’intero sistema.

Calabria e Mediterraneo, snodo strategico

Nella visione delineata dal viceministro, la Calabria assume una posizione centrale nello scenario più ampio. «Poi c'è un quinto elemento: la Calabria è al centro del Mediterraneo che è, a sua volta, al centro del mondo con un riorientamento delle rotte».

Da qui il richiamo alla necessità di rafforzare le infrastrutture logistiche esistenti. «Quindi la logistica, la portualità che troviamo qui, devono essere ulteriormente sviluppate. Questi sono i cinque elementi su cui lavorare». Un’indicazione che lega la dimensione locale a quella globale, nel tentativo di intercettare le trasformazioni in atto nei flussi commerciali.