La querelle ruota attorno all’inserimento dell’ente consortile nel novero di quelli strumentali della Cittadella, assoggettati alle regole di armonizzazione dei bilanci e alla giurisdizione contabile. La proposta di legge di iniziativa della giunta già depositata a Palazzo Campanella
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La proposta di modifica di assetto e natura del Consorzio di bonifica della Calabria non piove dal cielo. Il provvedimento, di iniziativa della giunta e già depositato nella sesta commissione di Palazzo Campanella, è infatti il risultato di un lungo carteggio tra Cittadella e Corte dei Conti, il cui condensato emerge anche tra le righe dell’ultimo giudizio di parificazione del rendiconto della Regione Calabria.
Un botta e risposta che verte principalmente sulla qualificazione della natura giuridica dell’ente consortile. La Corte dei Conti ad insistere per l’inserimento nel cosiddetto gap (gruppo amministrazione pubblica), la Regione, da canto suo, a sostenere la tesi opposta. Secondo la sezione controllo, infatti, il Consorzio di bonifica rientra a pieno titolo tra gli enti strumentali perché «soddisfa esigenze di interesse generale legate al fine istituzionale di fornire un servizio ai consorziati; le attività sono finanziate in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico e sono sottoposti al controllo della Regione».
Influenza dominante
È questo uno degli aspetti dirimenti e su cui, non a caso, interviene la proposta di modifica della legge istitutiva del consorzio di bonifica: eliminare ogni dubbio «circa la potenziale influenza dominante della Regione» nella sfera gestionale e amministrativa del Consorzio che così, con il nuovo provvedimento, diventa un ente pubblico economico autonomo. Via, quindi, le funzioni di vigilanza e controllo, via le prerogative di nomina - da parte di Giunta e Consiglio – dei componenti del consiglio dei delegati e così via.
In discussione in Consiglio
Giovedì la proposta di legge sarà discussa in commissione. E non è certamente su questioni di natura ontologica che ruota la querelle aperta dalla Corte dei Conti, tutt’altro. L’inserimento dell’ente consortile nel gap ne comporterebbe, di conseguenza, l’assoggettabilità alla giurisdizione contabile. Circostanza esclusa nel caso in cui le modifiche, così come formulate, venissero infine accolte dall’assemblea regionale.
Il controllo della Corte dei Conti
Il dissidio nasce dalle richieste di chiarimenti più volte inoltrate dai giudici contabili alla Cittadella e che riguardano, nello specifico, «il “disallineamento” delle poste contabili tra la Regione e il consorzio unico». Ovvero nel bilancio della Regione risulta un credito di 163.920.936 di euro (non l’unico, per la verità) vantato nei confronti del consorzio che però non trova rispondenza nei documenti contabili dell’ente consortile. Non è iscritto come debito e nemmeno come accantonamento nei fondi di bilancio appositi.
Nè debiti nè crediti
In risposta alla sezione di controllo, il Consorzio di bonifica ha fatto sapere che è tutto regolare. «Per disposizione normativa (l.r. n.39/2023) il Consorzio ha assunto i compiti di servizio pubblico di bonifica, già affidati ai Consorzi soppressi ma non è subentrato agli stessi nei rapporti attivi e passivi degli enti consortili disciolti. Pertanto, spetta ai commissari liquidatori la riscossione dei crediti residui ed al pagamento di tutti i debiti degli enti soppressi».
Fuori dal gap
Meno convinta della bontà dell’operazione resta la Corte dei Conti che ammonisce: «Il “disallineamento” delle poste contabili tra la Regione e il consorzio unico necessita di trovare una soluzione concreta nella circolarizzazione, anche in presenza di procedure di liquidazione ancora in atto. Non è affatto condivisibile – prosegue - la soluzione a cui è pervenuto il Consorzio unico di bonifica con i dipartimenti interessati di ritenersi ancora una volta estraneo al gap e, per l’effetto, al bilancio consolidato».



